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La questione del latte

Se non parliamo il linguaggio della verità, il problema dei pastori sardi non lo comprenderemo mai. E' una fake news la diceria secondo cui oggi arriverebbero ogni mese milioni di litri di latte in Sardegna. Il ruolo sociale dell'agricoltura non si difende con lo status quo, la nostalgia della tradizione, la pacca sulla spalla. Lo stesso vale per tutta l'agricolura

Alfonso Pascale

La questione del latte

La cultura locale e la politica locale si sono orientate nella produzione e nella promozione dell’allevamento di pecore e, solo secondariamente, di altri tipi di allevamento. In Sardegna ci sono 2 milioni, 851mila e 517 pecore distribuite in 12.267 allevamenti. Un sistema produttivo che produce una montagna di latte, che necessariamente inflaziona il prezzo al ribasso.

Tutto questo latte diventa pecorino romano che è un prodotto di scarso valore. Non si guasta in tempi rapidi e mantiene le sue caratteristiche inalterate. E' dunque un prodotto ideale per essere esportato a grandi distanze. Si esporta in grandi quantità negli Stati Uniti. Ma è una commodity. Non è un prodotto di pregio. 

Altri formaggi prodotti con latte ovino, invece, seppur qualitativamente migliori, non si prestano ad un export di tali dimensioni perché i mercati esteri non li richiedono. I consumatori sardi tendono dunque a non consumare il pecorino romano standard, che infatti ha numeri marginali nel PIL dell’isola. Contrariamente agli slogan di questi giorni, non muore la Sardegna se muore questa pastorizia. Ma bisogna fare in modo che la pastorizia sarda non muoia innovandola. 

Occorre concentrare gli sforzi per produrre un cambiamento di mentalità. Innanzittutto, andrebbero tagliati i sussidi per concentrare le risorse nel sostegno ai programmi aziendali di investimento per l'innovazione e l'orientamento al mercato. Una politica di questo tipo deve necessariamente essere accompagnata da una rete di welfare per sostenere chi si troverebbe senza lavoro e dovrà assere aiutato a trovarne un altro. 

E' una fake news la diceria secondo cui oggi arriverebbero ogni mese milioni di litri di latte in Sardegna. I porti non si possono chiudere e non c'è motivo per farlo. Gli altri Paesi farebbero altrettanto e noi ci giocheremmo le opportunità dell'export di cui godiamo. 

Il ruolo sociale dell'agricoltura non si difende con lo status quo, la nostalgia della tradizione, la pacca sulla spalla del pastore per convincerlo che deve solo accettare un po' di assistenza e tacere. Il ruolo sociale dell'agricoltura si onora se incoraggiamo i pastori ad accettare la sfida del contesto tecnologico e globale in cui viviamo e se trasformiamo radicalmente le istituzioni, i centri di ricerca, il sistema educativo e le organizzazioni dell'agricoltura per sostenere tale impegno.

E' un linguaggio duro il mio. Lo so. Ma se non parliamo il linguaggio della verità, il problema dei pastori sardi diventa incomprensibile.

 

 

In apertura: la Lattaia, di Vermeer

Alfonso Pascale - 17-02-2019 - Tutti i diritti riservati

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