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Le notizie sull’olio

La rassegna stampa internazionale. L'accordo commerciale tra Ue e Giappone porterà grandi vantaggi, visto che saranno soppressi i dazi su oltre il 90% dei beni importati. Una ricerca, inoltre, dimostrerebbe una produzione d’olio già 8 mila anni fa, in un villaggio nei pressi di Nazaret. Al centro dell’interesse anche i pregi delle olive, quale ottimo snack “antirughe”. E l’ennesima conferma arriva per i benefici dell’extra vergine in frittura. Infine, emergono i grandi guadagni degli olivicoltori spagnoli, i quali hanno conferito ai frantoi per oltre 1.500 milioni di euro

Mariangela Molinari

Le notizie sull’olio

È lo storico accordo commerciale tra Ue e Giappone ad attrarre maggiormente l’interesse sulle pagine dei giornali degli ultimi giorni.
L’accordo di massima tra Europa e Sol Levante non rappresenta certo la conclusione del negoziato, visto che i lavori continueranno con la stesura dei testi prima di entrare in vigore all’inizio del 2019, ma è sicuramente un passo importante. Ne parlano, tra gli altri, El Diario e Mercacei, sottolineando come in quella data il Giappone sopprimerà i dazi su oltre il 90% dei beni importati dall’Ue (fino ad arrivare gradualmente al 97% circa). Tra i tanti punti interessati dall’intesa un posto di primo piano è occupato dall’agroalimentare comunitario, le cui esportazioni verso Tokyo valgono attualmente oltre 5,7 miliardi di euro l’anno, facendo del Giappone il quarto principale mercato per questo settore, che, in base all’accordo, potrà farvi entrare esente da dazi l’85% circa dei propri prodotti.
A tal proposito va ricordato, come sottolinea Mercacei, che il Giappone è una delle principali mete delle esportazioni extracomunitarie di olio di oliva, dopo Stati Uniti e Brasile. Basti pensare che nei primi sei mesi della campagna 2016-2017 gli stati membri vi hanno inviato un totale di 25.522 tonnellate: il 2% in più rispetto alla campagna precedente.
Secondo i dati forniti da Trade Statistics Japan, tra il 2005 e il 2016 le importazioni giapponesi di olio di oliva sono cresciute del 78%, fino a toccare il massimo nel 2015, con 59.500 tonnellate, scese lo scorso anno a 58.485.
Il Giappone, dunque, è il terzo Paese importatore non europeo e non produttore, coprendo approssimativamente il 4,7% delle importazioni mondiali di olio di oliva, con Spagna e Italia indiscusse prime donne, considerato che, insieme, si accaparrano quasi il 95% del mercato, mentre, come si legge ne El Diario, la sola Spagna vanta un 57% circa di market share. Non per niente, fino a due anni fa, quando è stato superato dalla Cina, il Giappone era il primo cliente asiatico per l’olio spagnolo e al momento è il settimo, a livello mondiale, per volumi importati, pari a 31.451 tonnellate nel 2016.
Al rafforzamento della posizione spagnola hanno contribuito anche le campagne avviate dalla Interprofesional del Aceite de Oliva Español, che hanno fatto leva sia sul concetto di salute (una delle ultime si intitolava, non a caso, “La receta de la buona vida”, “La ricetta per una buona vita”) sia sulle straordinarie proprietà organolettiche di questo prodotto in cucina.

Si tratta, a ben vedere, di proprietà di cui l’uomo beneficia da millenni. Olimerca, infatti, riprendendo una notizia apparsa su The Times of Israel, riporta i risultati delle ultime ricerche archeologiche in quest’area, secondo le quali qui si produceva olio di oliva già 8mila anni fa. Negli scavi condotti ad Ein Zippori, un villaggio nei pressi di Nazaret, risalente all’età del bronzo, sono stati ritrovati, infatti, frammenti di recipienti in ceramica che, in base alle analisi chimiche alle quali sono stati sottoposti, avrebbero contenuto olio di oliva. Due di questi vasi, in particolare, possono essere datati intorno al 5.800 a.C., vale a dire diversi secoli prima delle prime tracce finora disponibili di produzione di olio di oliva. Secondo The Times of Israel questo ritrovamento potrebbe rappresentare la prova della prima produzione di olio di oliva nel bacino del Mediterraneo.

Sulle pagine di Olive Oil Times, invece, leggiamo i risultati di una ricerca condotta dall’Università dei Paesi Baschi sull’utilizzo di diversi oli in frittura. Portando olio di semi di girasole, di semi di lino e di oliva a 190 °C, è quest’ultimo a dimostrarsi il migliore, contraddicendo la comune credenza che friggere in olio di oliva non sia salutare, per la formazione di composti chimici chiamati aldeidi, che, consumati in eccesso, possono dimostrarsi nocivi per la nostra salute.
Lo studio ha dimostrato che l’olio di semi di girasole e di semi di lino producono in frittura una quantità superiore di aldeidi, e più velocemente, rispetto all’olio di oliva. Che resta, dunque, la scelta migliore anche per questo metodo di cottura, da non annoverare comunque tra i più salutari, come conclude l’articolo.

Nelle sue pagine economiche, Olimerca dà conto del record storico delle rendite agrarie degli olivicoltori spagnoli nella campagna 2016-2017. Secondo i dati elaborati dall’Associazione nazionale dei frantoi industriali Infaoliva, infatti, le entrate degli agricoltori conferitori dei frantoi industriali hanno superato i 1.500 milioni di euro, come conseguenza dell’alto prezzo dell’olio e di una raccolta media.
Il settore è abituato al fatto che la salita dei prezzi è determinata da una diminuzione nella produzione. Nell’ultima campagna, però, ci si è trovati in una situazione di mancanza di offerta a livello internazionale che ha creato la situazione quasi perfetta per i produttori: produzione a prezzi alti.
Nei frantoi industriali la produzione ha raggiunto, a livello nazionale, le 425mila tonnellate di olio di oliva, delle quali fino a oggi la vendita degli agricoltori ammonta a 349mila tonnellate.

Al di là di ricerche scientifiche e dati economici, infine, sempre più spesso olive e olio di oliva occupano le pagine delle testate femminili grazie alle loro virtù salutari.
Su nosotras.com, per esempio, vengono decantati i pregi delle olive, quale ottimo snack “antirughe”. Secondo la nutrizionista messicana Beatriz Larrea, infatti, un consumo moderato di olive (5-7 al giorno sarebbe la razione ideale), apporterebbe non pochi benefici a salute e bellezza, grazie al loro elevato contenuto di vitamina E, che le rende potenti antiossidanti nella lotta contro i radicali liberi. A tutto vantaggio, dunque, di una pelle luminosa, sulla quale siano meno visibili i segni del tempo.

 

 

La foto di apertura è di Luigi Caricato

Mariangela Molinari - 11-07-2017 - Tutti i diritti riservati

Mariangela Molinari

Giornalista professionista, vive e lavora a Piacenza. Ha studiato lingua e letteratura tedesca presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore e verde ornamentale e tutela del paesaggio presso la Facoltà di Agraria dell'Università di Bologna. Si occupa da tempo di alimentazione, ospitalità, giardini e ambiente, collaborando con varie testate specializzate. Per Terre di mezzo Editore ha pubblicato I trucchi del birraio. Manuale pratico per fare la birra perfetta (2014) e Olio di palma. La verità sull'ingrediente che ha invaso le nostre tavole (2016).

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