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Olio e olivi sotto la lente

Una intensa rassegna stampa internazionale, questa settimana. Tra i temi affrontati l’export della provincia spagnola di Cordova, le grandi performance dell’olivicoltura portoghese, le bottiglie non rabboccabili in Grecia, il cambiamento climatico, la grande attesa per l’olio a marchio Igp Jaen, e il batterio Xylella

Mariangela Molinari

Olio e olivi sotto la lente

Sono notizie di carattere vario, economico, ambientale e di lotta fitosanitaria quelle che troviamo sulle pagine dei giornali degli ultimi giorni.
ABC Andalucia, per esempio, si focalizza sulla crescita a due cifre delle esportazioni di olio di oliva messa a segno nella provincia di Cordova, le cui imprese secondo il Ministero dell’Economia avrebbero realizzato al di fuori del Paese vendite pari a 1.346 milioni di euro, con un incremento del 22,5%: la performance migliore di sempre.
Le cifre confermano che l’olio di oliva resta uno dei prodotti cardine della regione andalusa (e in particolare delle province di Cordova, Jaén e Siviglia), dove nei primi sei mesi dell’anno le vendite hanno raggiunto i 1.607 milioni di euro. I prezzi, sia nel mercato domestico sia all’estero, sono piuttosto elevati, complice anche l’ultima campagna non particolarmente abbondante dal punto di vista quantitativo. E se secondo alcuni analisti molti consumatori starebbero passando, proprio per questo, ad altri grassi vegetali, un dato resta inconfutabile: nella prima metà dell’anno è stato venduto il 33% di olio in più rispetto allo stesso periodo del 2016.

Su ESM European Supermarket Magazine si puntano i riflettori sul Portogallo, che negli ultimi dieci anni ha visto quadruplicare la propria produzione di olio di oliva e triplicare il volume delle esportazioni, fino a raggiungere nel 2016 un valore pari a 434 milioni di euro. Il risultato tangibile, secondo il Segretario di Stato per l’agricoltura Luís Vieira, è il surplus di 170 milioni di euro registrato lo scorso anno nella bilancia commerciale e il fatto che il Paese si sia conquistato il settimo posto nella classifica mondiale dei produttori di olio di oliva e il quarto in quello degli esportatori. Secondo Vieira l’ottima performance è stata raggiunta grazie alla felice combinazione di più fattori, che includono la disponibilità di nuove aree irrigue, soprattutto nella regione di Alqueva, investimenti in innovazione e modernizzazione e strutture produttive dal profilo altamente tecnologico. Senza contare che, grazie al programma di sviluppo rurale, tra i 2007 e il 2014 lo stesso Governo ha supportato 4mila diversi progetti con un totale di 700 milioni di euro. Se il trend sarà confermato, entro il 2020 la produzione di olio di oliva potrebbe facilmente raggiungere le 120mila tonnellate, anche grazie all’impianto di nuovi uliveti.

È una restrizione benvenuta e necessaria quella di cui si dà conto su ekathimerini.com. Dal primo gennaio 2018, infatti, sui tavoli dei ristoranti greci non potranno comparire bottiglie di olio rabboccabili, ma solo quelle che recheranno il marchio del produttore. La decisione è stata presa e resa nota dal ministro dell’economia e, a quanto pare, accettata di buon grado da parte della ristorazione.

Su Diario Jaén viene riportato quanto emerso nel corso della giornata di studi tenutasi quest’estate presso l’Università Internazionale dell’Andalusia (UNIA) sul tema: “Uliveti e cambiamento climatico: sfide e opportunità”. A emergere è in prima battuta la stretta relazione e l’influenza reciproca tra terreni coltivati a ulivo e cambiamenti nel clima. Da un lato, infatti, l’ulivo, proprio a seguito di questi cambiamenti, si trova ad affrontare particolari patologie, come la Verticillosi. Dall’altro, questa è una delle piante con un maggiore indice di fissazione di CO2. Un altro dei temi discussi durante il corso tenuto da José Antonio La Cal insieme a José María Penco riguarda la possibilità di utilizzare come biomassa i resti degli ulivi: una pratica che, secondo La Cal, dovrebbe essere estesa, tenendo conto comunque che l’utilizzo dei noccioli come biomassa necessita un trattamento preventivo, come la separazione dalla polpa e l’essiccazione. Oltre a questo materiale, destinato al 100% a fini energetici, ci sono poi i resti di potatura e la legna, che in generale vengono triturati o bruciati.
L’ulivo, spiega inoltre La Cal, fissa in media 11 kg di CO2 per litro di olio prodotto. L’obiettivo, dunque, sarebbe non generare attraverso la sua produzione un quantitativo di anidride carbonica superiore a quella fissata. Il che è possibile attraverso una produzione integrata, che ricerchi in ogni fase sostenibilità ed efficienza energetica. Di questo è ben consapevole una fascia sempre più estesa di consumatori oltre che di produttori, inclini in numero crescente a sposare i dettami dell’agricoltura sostenibile. Siamo dunque di fronte a una serie di sfide, ha concluso La Cal, che sono, però, allo stesso tempo, opportunità.

Restiamo in Spagna, e in particolare sulle pagine de LaVanguardia, dove si rende noto che l’IGP olio di Jaén è in attesa del visto della Commissione Europea per l’iscrizione nel registro comunitario. Si tratta di un progetto avviato nel 2010 e assolutamente compatibile e complementare con le tre DOP della provincia di Jaén (Sierra Mágina, Sierra de Segura e Sierra de Cazorla), con il quale la principale zona produttrice di olio di oliva a livello mondiale punta a raggruppare sotto un’unica denominazione l’olio di oliva prodotto nella provincia, valorizzando così la sua provenienza e qualità.
Tutta la documentazione dell’IGP olio di Jaén, che ha già ottenuto da anni la Protezione Transitoria Nazionale da parte del Ministero dell’Agricoltura, è stata inviata lo scorso luglio alla Commissione Europea per proseguire l’iter del suo riconoscimento e iscrizione nel registro comunitario. In caso di accettazione, il prossimo passo sarà la costituzione del consiglio regolatore e il completamento di tutte le procedure necessarie per certificare l’olio di oliva di qualità prodotto in quest’area. Il che, secondo il delegato all’Agricoltura Juan Balbín, farebbe dell’IGP olio di Jaén una denominazione forte, in grado di posizionare a livello mondiale tutta la provincia, con la sua produzione di oltre 500mila tonnellate di olio di oliva per campagna, grazie ai suoi 66 milioni di ulivi e ai 600mila ettari di uliveti.

Si parla, infine, ancora una volta di Xylella fastidiosa su agroinformacion.com, dove apprendiamo che la UNIÓ de Llauradors, la principale organizzazione professionale agraria valenziana, ha allertato gli agricoltori che i trattamenti contro il terribile batterio apparsi negli ultimi tempi e definiti “miracolosi”, non lo eliminano in alcun modo dagli alberi infetti e possono al massimo solo ridurre i sintomi della patologia. Proprio in questo senso si sono espressi gli stessi esperti dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA), valutando quelli sperimentati in alcuni uliveti pugliesi.
La UNIÓ sollecita, dunque, un maggior sostegno da parte di fondi europei alle ricerche contro la Xylella. E, d’altra parte, se è vero che al momento non sono disponibili prodotti fitosanitari o metodi di controllo diretti contro il batterio, è innegabile che si possano realizzare azioni di prevenzione, quali buone pratiche nella gestione del suolo, della fertilizzazione, dell’irrigazione e della potatura, oltre che di controllo dei vettori con prodotti contro cicadellidi e cercopidi.

 

In apertura una foto che ritrae la creatività del designer Mauro Olivieri a partire dalle latte destinate all'olio extra vergine di oliva

Mariangela Molinari - 29-08-2017 - Tutti i diritti riservati

Mariangela Molinari

Giornalista professionista, vive e lavora a Piacenza. Ha studiato lingua e letteratura tedesca presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore e verde ornamentale e tutela del paesaggio presso la Facoltà di Agraria dell'Università di Bologna. Si occupa da tempo di alimentazione, ospitalità, giardini e ambiente, collaborando con varie testate specializzate. Per Terre di mezzo Editore ha pubblicato I trucchi del birraio. Manuale pratico per fare la birra perfetta (2014) e Olio di palma. La verità sull'ingrediente che ha invaso le nostre tavole (2016).

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