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Quali scenari per l’olio

Gli chef in Spagna? Nella scelta di un olio sono poco interessati a salute e benessere. Tra i loro principali criteri di acquisto: gusto, prezzo e fiducia nel produttore. Negli Usa invece conta molta la leva salute. C’è però un problema: le etichette non aiuterebbero i consumatori a comprendere le diverse tipologie di oli. Per quanto concerne gli olio di sansa e di oliva, si registrano incrementi in Brasile (21%), Giappone (7%), Canada, Usa (4%) e Russia (3%). Questo e altro nella rassegna stampa internazionale di questa settimana

Mariangela Molinari

Quali scenari per l’olio

Apriamo la rassegna stampa di questa settimana con Mercacei, che torna a parlare di olio e ristorazione. Da uno studio condotto dall’Università di Jaén su 400 chef di ristoranti spagnoli di qualità è emerso (QUI) che quello della salute e del benessere è un aspetto preso in considerazione solo molto marginalmente dai professionisti dei fornelli quando acquistano un olio di oliva in generale e un extra vergine in particolare. Negli ultimi 25 anni la domanda di olio di oliva è aumentata del 50% a livello mondiale, trainata anche dagli ormai ben noti effetti salutari di quest’olio rispetto ad altri grassi. In questo contesto, dunque, risulta spontaneo chiedersi se anche la ristorazione (per lo meno, quella di qualità, stellata o comunque citata in guide e con un menu di un certo livello) risponda a questa esigenza del consumatore o, per metterla in termini diversi, quanto gli chef spagnoli valutino gli aspetti benefici dell’olio di oliva. I risultati, piuttosto deludenti da questo punto di vista, mostrano che i principali criteri di acquisto restano il gusto, seguito dal prezzo e dalla fiducia nel produttore. Quegli oli, dunque, che cercano di differenziarsi sul mercato sottolineando in particolare le proprie qualità salutari al momento non trovano un mercato soddisfacente nel canale della ristorazione. 

Passiamo a Revista Almaceite, che nei giorni scorsi ha pubblicato un’intervista ad Alexandra Kicenik Devarenne (QUI), cofondatrice di EVA (Extra Virgin Alliance), un progetto teso a diffondere la corretta conoscenza riguardo l’olio extra vergine di oliva. Dal suo punto di vista, Alexandra Kicenik Devarenne sottolinea come negli Stati Uniti le etichette siano inadeguate e non aiutino i consumatori a comprendere le diverse tipologie di olio di oliva. Salute e benessere risultano i principali driver all’acquisto, ma su quale olio li garantisca permangono non pochi dubbi. Diciture quali “olio di oliva puro” ed “extra light” non contribuiscono certo a fare chiarezza. Le cose, però, stanno lentamente cambiando. Costco, per esempio, la grande catena di ipermercati all’ingrosso, ha scelto etichette più chiare, leggibili ed esplicative. Un primo passo, secondo Kicenik Devarenne, per un cambio di passo che avvicini sempre più le etichette degli oli sul mercato statunitense a quelle europee. Quale sarebbe, allora, il ruolo della Spagna nel settore dell’olio di oliva, essendo il principale produttore mondiale? Secondo la consulente in primo luogo spingere la crescita dell’alta qualità, nel prodotto così come nel packaging e nelle etichette. Il mercato statunitense ha ancora non poche potenzialità. È importante mostrare ai consumatori come utilizzare l’olio di oliva ogni giorno.

Dall’olio extra vergine di oliva a quello di sansa. Su Oleo Revista si sottolinea (QUI) come le importazioni extra Ue di olio di oliva e di olio di sansa si mantengano forti. Il loro commercio nei principali otto mercati, infatti, ha chiuso i primi sei mesi della campagna 2017-18 con un incremento del 21% in Brasile, del 7% in Giappone, del 4% in Canada e negli Usa e del 3% in Russia. Se in questo lasso di tempo il commercio dell’Ue ha conosciuto un incremento delle importazioni extra Ue del 56%, le acquisizioni all’interno dell’Unione sono diminuite del 9% rispetto allo stesso periodo della campagna precedente. In quanto, poi, al commercio delle olive da tavola, nei primi sette mesi dell’ultima campagna (settembre-marzo) in Canada si registra un incremento del 6%, mentre nei restanti mercati una diminuzione dell’8% in Brasile, del 7% in Australia e del 6% negli Stati Uniti. Il commercio dell’Ue delle olive da tavola, invece, nei primi sei mesi della campagna presenta un aumento del 5% nelle acquisizioni intra Ue e del 16% nelle importazioni extra Ue rispetto allo stesso periodo dell’annata precedente.

Sempre su Oleo Revista si dà conto dei nuovi incentivi economici previsti dalla Consejería de Agricultura, Pesca y Desarrollo Rural della Junta dell’Andalusia, che si appresta a pubblicare un bando del valore di quasi 16 milioni di euro per dare nuovo impulso all’innovazione nel settore agroalimentare attraverso i Grupos Operativos de Innovación (GOI). Questi incentivi includeranno un appoggio specifico per gli uliveti e per favorire la digitalizzazione del settore. Più nello specifico, gli aiuti riguarderanno l’introduzione dell’utilizzo di satellti e droni per l’agricoltura di precisione e il miglioramento della tracciabilità. Fino ad ora sono stati messi a disposizione del GOI 8,7 milioni di euro, 3,8 dei quali destinati allo sviluppo di progetti riguardanti gli uliveti.

Si parla di tecnologia al servizio dell’uliveto anche su Mercacei, dove si presenta (QUI)  un progetto che punta allo sviluppo di una piattaforma per la gestione di singole parcelle, basata sul monitoraggio attraverso sistemi di telerilevamento iperspettrale e altre tecnologie di business intelligence e big data. Il progetto, denominato Sacrops, ha tutte le carte in regola per portare un miglioramento qualitativo e quantitativo negli uliveti. Tra i suoi principali obiettivi figura l’individuazione di fitopatologie in fase precoce, il monitoraggio dello stato di maturazione dei frutti, in modo da decidere il momento più opportuno della raccolta, e la previsione del potenziale produttivo di ogni singola parcella. Il progetto porterà anche a un’applicazione che consentirà di condividere le informazioni ottenute, in modo da aiutare i tecnici delle diverse tenute in una migliore gestione di ciascuna parcella. L’iniziativa è sviluppata da un consorzio formato da diverse imprese, tra cui il gruppo Soltel, incaricato dell’infrastruttura e del progetto del software, Ambling Ingeniería y Servicios e due cooperative partecipanti ai saggi di campo: Virgen de la Estrella, di Los Santos de Maimona, e San Agustín, di Obando. Inoltre, partecipano a Sacrops l’Università di Siviglia e il Centro Tecnológico Nacional Agroalimentario de Extremadura (Ctaex).

 

La foto di apertura è di Lorenzo Cerretani

Mariangela Molinari - 19-06-2018 - Tutti i diritti riservati

Mariangela Molinari

Giornalista professionista, vive e lavora a Piacenza. Ha studiato lingua e letteratura tedesca presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore e verde ornamentale e tutela del paesaggio presso la Facoltà di Agraria dell'Università di Bologna. Si occupa da tempo di alimentazione, ospitalità, giardini e ambiente, collaborando con varie testate specializzate. Per Terre di mezzo Editore ha pubblicato I trucchi del birraio. Manuale pratico per fare la birra perfetta (2014) e Olio di palma. La verità sull'ingrediente che ha invaso le nostre tavole (2016).

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