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Strategie per l’olivicoltura

Allarme Xylella alle Isole Baleari, con stanziamento fino a 10 milioni di euro oltre ai fondi già assegnati. Intanto, con il progetto Saludolivar, si studiano le mosse necessarie per il controllo delle principali malattie. La parola d’ordine è prevenzione, che è poi la forma di lotta più efficace. In Andalusia, nel frattempo c'è il progetto Innolivar, per una rivoluzione tecnologica negli uliveti. E in Grecia

Mariangela Molinari

Strategie per l’olivicoltura

Flash e notizie dal mondo dell’olio ci portano questa settimana alle Isole Baleari. Su elolivar.blogspot.it viene riportato che l’80% della superficie di Maiorca, il 50% di Minorca e il 90% di Ibiza è affetto da Xylella fastidiosa, tanto che il Parlamento delle Baleari ha approvato in questi giorni un’iniziativa per destinare nei prossimi due anni fino a 10 milioni di euro (oltre ai fondi già normalmente stanziati) alla lotta contro il devastante batterio. E mentre le associazioni agrarie condividono la gravità della situazione, al Governo viene avanzata la proposta di istituire un tavolo di partecipazione tra i municipi, per coordinare la diffusione di informazioni e azioni per combattere la Xylella.

Restando in tema di fitopatologie, leggiamo su Mercacei che un gruppo di ricerca che vede la partecipazione della cooperativa Oleoestepa, dell’Istituto di Agricoltura Sostenibile (IAS), del CSIC (Consiglio superiore per la ricerca scientifica), dell’associazione IBMA (International Biocontrol Manufacturers Association) e del Centro Tecnologico AINIA, ha avviato il progetto Saludolivar. L’obiettivo? Sviluppare strategie integrali per il controllo delle malattie diffuse dagli insetti e le fitopatologie con un maggiore impatto sulla produttività e il rendimento delle imprese agricole, in particolare mosca dell’olivo, verticillosi e Xylella fastidiosa.

Ancora in fatto di Xylella fastidiosa, su agroinformacion.com si rende noto che il Consiglio dell’agricoltura della Rioja, ritenendo la prevenzione la forma di lotta più efficace, ha intensificato il piano di vigilanza attraverso ispezioni e prelievi di campioni nelle coltivazioni arboree, nei vivai, nei giardini e nei boschi. Ricordiamo che il primo focolaio nella penisola iberica si è manifestato all’inizio dello scorso luglio, all’interno di un mandorleto di Guadalest, nella provincia di Alicante. Da allora l’attenzione alle coltivazioni più suscettibili, come la vite, l’ulivo e gli alberi da frutta, non è mai venuta meno.

Cambiamo argomento e, grazie a Olive Oil Times, ci trasferiamo in Grecia, dove la siccità degli ultimi sei mesi minaccia di compromettere la produzione di olio di oliva. Le tenute che hanno potuto contare su un sistema di irrigazione se la possono cavare, ma nel Paese la maggior parte delle coltivazioni non sono irrigue e parrebbero, dunque, destinate a dare raccolti molto esigui.
Secondo i risultati dell’inchiesta condotta da Olive Oil Times, che ha contattato i principali produttori, la situazione è però molto eterogena in base ai microclimi delle diverse regioni e si rivela in non pochi casi meno critica del previsto.
A Creta, per esempio, la cooperativa Peza Union, che lavora ogni anno dalle 5 alle 6mila tonnellate di olive, si attende per quest’anno una produzione inferiore non tanto per le condizioni climatiche (il clima dell’isola è tradizionalmente molto secco) quanto per un fisiologico calo produttivo degli ulivi dopo annate abbondanti.
A Eubea, invece, al frantoio dei fratelli Kasimatis si prevede di rimanere in linea con i quantitativi prodotti lo scorso anno, ma di ottenere caratteristiche organolettiche molto diverse e, in particolare, un gusto più amaro, determinato proprio della prolungata siccità. Sempre a Eubea, i fratelli Papanastasiou, che possiedono un’impresa nella parte nord dell’isola, si aspettano addirittura un incremento del raccolto tra il 40 e il 50% e, per di più, un olio di ottima qualità.
Sono del tutto diverse le prospettive a Lesbo, dove Apostolos Mavrikos stima un calo di produzione del 20% rispetto allo scorso anno, mentre a Chalkidiki, nel nord della Grecia, Afentoulis è pronto a scommettere che il caldo degli scorsi mesi non porterà nessuna conseguenza negativa. Anzi, per il raccolto, già avviato da diverse settimane, è attesa un’interessante crescita.
A sud, verso la città di Kyparissia, la Ilias Zourtsanos and Co. ritiene che la produzione di olio di oliva quest’anno possa registrare un calo tutto sommato contenuto, del 10% rispetto alla scorsa annata, e che l’olio si rivelerà di una qualità particolarmente elevata. Nella Laconia, la regione confinante, la famiglia Cheliotis, che produce olio da oltre 50 anni, si aspetta addirittura una crescita produttiva del 30%, sottolineando che l’intero territorio dovrebbe arrivare a garantire oltre 25mila tonnellate di olio di oliva.
La siccità, dunque, potrà sicuramente lasciare strascichi sulla produzione di alcune zone, ma altre risultano immuni da ogni calo e alcune, anzi, registreranno un aumento. Non resta dunque che attendere che la raccolta sia completata, verso la fine di gennaio.

Torniamo da ultimo in Spagna, dove come dà conto cordopolis.es, l’Università di Cordova intende porsi a capo di un ambizioso progetto che si propone di portare una vera e propria rivoluzione tecnologica negli uliveti. Grazie a investimenti pari a 13 milioni di euro (per la maggior parte fondi europei a carico del programma Feder), il progetto quadriennale, battezzato Innolivar, dovrebbe coinvolgere imprese e gruppi di ricerca, per trasformare in modo profondo la coltivazione e la raccolta di olive in Andalusia. Punto focale sarà un accordo sviluppato attraverso una collaborazione di pubblico e privato, che dovrebbe portare a prodotti e servizi innovativi nell’ambito di meccanizzazione, biotecnologie, industria e tracciabilità.
Nel giro di quattro anni i soggetti coinvolti dovrebbero presentare all’università prototipi innovativi di macchinari e apparecchiature che, una volta sviluppato il progetto, potranno essere sfruttate commercialmente.
Nel piano d’azione già tracciato da Innolivar, una serie di studi saranno rivolti al miglioramento della coltivazione dell’ulivo (perfezionamento della raccolta meccanica in terreni con forte pendenza, lotta contro l’erosione dei suoli ecc.), e una parte importante riguarderà l’industria di trasformazione, al fine di migliorarne i processi e la tracciabilità dei prodotti.

 

In apertura foto di Massimo Occhinegro

Mariangela Molinari - 14-11-2017 - Tutti i diritti riservati

Mariangela Molinari

Giornalista professionista, vive e lavora a Piacenza. Ha studiato lingua e letteratura tedesca presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore e verde ornamentale e tutela del paesaggio presso la Facoltà di Agraria dell'Università di Bologna. Si occupa da tempo di alimentazione, ospitalità, giardini e ambiente, collaborando con varie testate specializzate. Per Terre di mezzo Editore ha pubblicato I trucchi del birraio. Manuale pratico per fare la birra perfetta (2014) e Olio di palma. La verità sull'ingrediente che ha invaso le nostre tavole (2016).

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