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Una criptovaluta per l’olio?

Nell’intento degli ideatori del progetto Olivacoin, ricorrendo alla tecnologia propria delle criptovalute come Bitcoin, la cosiddetta block-chain, è possibile immaginare un sistema di scambio che assicuri la tracciabilità dell’olio di oliva. Questo e tanti altri i temi affrontati nella rassegna stampa internazionale di questa settimana

Mariangela Molinari

Una criptovaluta per l’olio?

La cultura traina il mondo dell’olivo e del mondo. A cominciare Una volta tanto cominciamo la nostra rassegna stampa non dall’economia, non dalla produzione ma dall’arte. Sul suo sito www.juanvilar.com Juan Vilar, consulente strategico e di marketing, esperto in olivicoltura, accende l’attenzione sul rapporto di Van Gogh con ulivi e olive, sottolineando come il grande artista abbia dipinto durante la sua vita almeno 18 tele con questo tema, soprattutto durante il suo soggiorno a Saint Rémy de Provence, dal 1889 al 1890, poco prima della sua morte. Forse, sottolinea Juan Vilar, il soggetto dell’ulivo, pianta sacra per eccellenza, e dei sui frutti, le olive, rappresentano simbolicamente il percorso spirituale di Van Gogh che, come Gesù Cristo nell’orto del Getsemani, cercò il suo ultimo rifugio tra questi alberi.

Scendiamo anche noi in campo, tra gli uliveti, per leggere su Revista Agricultura della loro straordinaria espansione avvenuta negli ultimi anni, tanto che, a livello mondiale, nei 58 Paesi produttori di olio di oliva se ne contano ormai 11,5 milioni di ettari. Procedendo al ritmo di crescita registrato finora, circa 165mila ettari all’anno, nel giro di due o tre campagne si potrà arrivare a un potenziale produttivo di 4 milioni di tonnellate.
La nuova superficie di uliveti impiantati negli ultimi dieci anni (+1,7 milioni di ettari) è quasi equivalente alla superficie olivetata della Tunisia, il secondo Paese al mondo per numero di ettari a ulivo (1,8 milioni).
Grazie alla redditività del prodotto e al potenziale del suo olio, insieme a mandorlo, pistacchio e noce l’olivo è, in effetti, una delle migliori alternative alle colture erbacee.
Solo lo scorso anno, secondo i dati forniti dalla FAO, sono stati impiantati 152mila nuovi ettari e riconvertiti altri 100mila.

Troviamo un argomento analogo su Eldiario.es, focalizzato, però, sulle Canarie, dove negli ultimi cinque anni la coltivazione dell’ulivo ha conosciuto uno sviluppo del 226%, fino a raggiungere complessivamente i 335 ettari. Gran Canaria si conferma l’isola con la maggiore estensione di uliveti (154 ettari), seguita da Fuerteventura con 81 e Tenerife con 75.
Secondo i dati forniti dall’Instituto Canario de Estadística (Istac), nel 2016 l’arcipelago ha prodotto un totale di 422 tonnellate di olive.

E passiamo alle pagine di Mercacei, dove, invece, i riflettori vengono puntati sulla produzione australiana, che negli ultimi 20 anni ha vissuto un vero e proprio boom, secondo i dati pubblicati dal COI, Consiglio oleicolo internazionale, con un incremento anche del consumo di olio prodotto localmente, che ora copre il 41% delle vendite, dimostrando come oggi si consumi il 34% in più di olio di oliva dalla fine degli anni ‘80, essendo passati dalle 13.500 tonnellate del 1990-91 alle 40.500 tonnellate del 2016-17.
L’export, dal canto suo, è arrivato a superare l’11% (era solo l’1,45% della produzione nel 2003): un dato significativo, se si pensa che l’attività produttiva qui è iniziata solo intorno al 1997 e che in questo periodo la produzione è cresciuta dalle 500 tonnellate stimate a quel tempo alle 21mila attuali.

Sempre su Mercacei leggiamo che sul mercato svizzero l’olio extra vergine di oliva ha rappresentato il 90% dei consumi di olio di oliva, secondo quando riportato dallo studio “El Mercado del Aceite en Suiza (2017)”, condotto da ICEX España Exportación e Inversiones, che sottolinea come il trend sia trainato soprattutto dall’avanzata dell’alimentazione vegetariana e vegana nel Paese alpino.

Passiamo a El Correo de Andalucia, che dà una notizia di cui sentiremo ancora molto parlare: dal prossimo primo aprile debutterà Olivacoin, la prima criptovaluta dedicata alla filiera olivicolo-olearia, dopo che Mfao, il mercato dei futures dell’olio di oliva, nato nel 2004 in Spagna, è stato chiuso a causa delle notevoli spese necessarie e dei severi requisiti di adeguamento richiesti da Bruxelles. L’obiettivo della nuova moneta virtuale, ideata dal Dipartimento di Economia Finanziaria e Gestione Operativa dell’Università di Siviglia e sviluppata con i membri della Scuola Tecnica Superiore di Ingegneria della stessa università, è porsi quale referente per tutta la filiera, dai produttori fino ai distributori.
Nell’intento degli ideatori, Olivacoin dovrebbe sfruttare la tecnologia propria delle criptovalute come Bitcoin, la cosiddetta block-chain, per creare un sistema di scambio che assicuri la tracciabilità dell’olio di oliva in tutte le sue fasi: approvvigionamento, produzione, distribuzione e consumo, garantendo e certificando la sua origine in modo affidabile. Secondo Ismael Santiago Moreno, uno dei suoi creatori, la nuova moneta permetterebbe di fare dell’olio di oliva un prodotto “dotato di intelligenza”, rendendo tutta la catena più efficiente, aumentando la velocità del commercio internazionale, eliminando in modo consistente gli intermediari e i relativi costi. I pagamenti, infatti, potrebbero avvenire in pochi secondi, grazie alle tecnologie crittografiche proprie delle valute virtuali. Olivacoin potrebbe inoltre fungere da osservatorio dei prezzi e contribuire a porre fine a uno dei principali problemi del settore: le frodi, dal momento che la tracciabilità eviterebbe ogni possibile manipolazione.
Il progetto, dunque, parrebbe di grande interesse, anche in considerazione del fatto che la Commissione europea ha annunciato ai primi di febbraio che 340 milioni di euro saranno investiti da qui al 2020 in questo tipo di tecnologie, per creare dei sistemi di transazione digitale.

Su www.greekliquidgold.com, infine, vengono riportati i risultati di uno studio pubblicato da The Journal of Nutritional Biochemistry e condotto dalla University of Louisiana. Gli oli extra vergini di oliva ricchi in oleocanthal, un prodotto chimico fenolico con proprietà anti-infiammatorie e antiossidanti, dovrebbero essere designati “medical food”, considerato quanto efficaci si sono dimostrati nella riduzione dei sintomi del morbo di Alzheimer, la forma più comune di demenza, se introdotti nella dieta quotidiana dei topi sui quali è stato condotto lo studio. I risultati sono ancora più sorprendenti se l’utilizzo dell’EVO con alto contenuto di oleocanthal è associato al donepezil, la molecola utilizzata nel trattamento della malattia.

 

La foto di apertura è di Olio Officina

Mariangela Molinari - 13-02-2018 - Tutti i diritti riservati

Mariangela Molinari

Giornalista professionista, vive e lavora a Piacenza. Ha studiato lingua e letteratura tedesca presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore e verde ornamentale e tutela del paesaggio presso la Facoltà di Agraria dell'Università di Bologna. Si occupa da tempo di alimentazione, ospitalità, giardini e ambiente, collaborando con varie testate specializzate. Per Terre di mezzo Editore ha pubblicato I trucchi del birraio. Manuale pratico per fare la birra perfetta (2014) e Olio di palma. La verità sull'ingrediente che ha invaso le nostre tavole (2016).

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