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Olivicoltori eroici

A Olio Officina Festival 2017, sono stati assegnati i premi di "Eroe dell'olivicoltura estrema d'alta quota" a sette olivicoltori della Liguria. Il riconoscimento è stato conferito dare risalto e valore all’utilità sociale del lavoro svolto a custodia e difesa del territorio montano, oltre che a sostegno al movimento culturale TreeDream, nelle iniziative culturali finalizzate alla rinascita dell’olivicoltura d’alta quota italiana

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Olivicoltori eroici

L’olivicoltura italiana è praticata anche in alta quota, dove è difficilissimo e rischioso produrre, con costi elevati che non sempre sono compresi e accolti dal mercato. Non va dimenticato che l’olivicoltore è un custode attivo del paesaggio ed è responsabile nel contempo anche della tenuta stessa, strutturale, del paesaggio. Lo Stato non viene in soccorso di tali eroi, li lascia da soli, e anzi tende a penalizzarli sul piano economico, tardandoli con tasse e balzelli, impedendo loro di gestire la pratica agricola senza il tormento della burocrazia.

Flavio Lenardon e Giuseppe Stagnitto, del movimento culturale TreeDream, sono impegnati a tutto tondo, e da diversi anni, nel creare le condizioni ideali per mettere in evidenza e valorizzare il lavoro di quanti investono la propria vita pur di proseguire la coltivazione degli olivi, senza cedere all'abbandono.

Gli olivicoltori premiati sono Luigi  Merello, Rino Pellegrino, Domenico Rainisio, Francesco Rainisio, Roberto Rainisio, Flavio Schenardi ed Ezio Zerbone.

Per chi non è potuto essere presente a Milano, proponiamo il video della premiazione, cliccando QUI.

Ma cosa si intende per olivicoltura estrema d'alta quota? Vi proponiamo altri due video documentari, realizzati da Tree Dream. 

OLIVICOLTURA ESTREMA degli EROI di TreeDream, la prima parte

9 ottobre 2016

Documentario nei territori dell’olivicoltura d’alta quota.
E’ un’olivicoltura "estrema" per le difficoltà di coltivazione: ci si può arrivare solo a piedi e tutto va portato in spalla.
Senza una continua manutenzione, ove oggi resistono ancora gli ulivi, ci sarebbero solo rovi.
Anche le mele in alta quota sono piccole, sane e buonissime, con un gusto straordinario!
Siamo a circa 650 metri di quota, ai confini con il bosco.
I muri d’alta quota sono di altezza notevole: quando è possibile le pietre sono posate sulle “rocche” ,
così il muro è costituito da una parte “naturale” e da una parte costruita dagli uomini.
La stretta striscia di terreno sostenuta dai muri (detta “fascia”) un tempo era tutta coltivata e il territorio d’alta quota “pareva tutto un giardino”.

 

OLIVICOLTURA ESTREMA degli EROI di TreeDream, la seconda parte


9 ottobre 2016

Seconda parte del documentario nei territori dell’olivicoltura d’alta quota.

In alta quota l’altezza dei muri di sostegno è impressionante.
Dove la manutenzione è venuta a mancare si hanno crolli con la perdita di ulivi centenari: una vera tragedia!
Una tragedia purtroppo sempre più comune.
Per la rovina dei muri a secco, l’acqua delle piogge scende a valle violentemente provocando i noti disastri (a volte con perdite di vite umane).

Il documentario mostra anche oliveti in alta quota ben curati, perché, tenacemente, alcuni contadini mantengono la manutenzione dei terrazzamenti oltre alla cure delle piante.
Cosa li spinge a questi autentici atti d’eroismo?

FRANCESCO RAINISIO risponde:
“Sono le campagne che ci hanno lasciato i nostri genitori ...
Ci dispiace abbandonarle.
Se i nostri figli vorranno un po’ d’olio buono,
verranno a coltivare queste campagne.
I nostri vecchi ci hanno sempre detto che
in alta quota l’olio è eccezionale, non solo buono.
Dicevano che è un medicinale!”

ROBERTO RAINISIO spiega:
“Voglio continuare quello che mi hanno tramandato i miei genitori.
E’ una cosa che senti dentro!
Noi olivicoltori d’alta quota
sappiamo anche di essere “utili” socialmente
perché preveniamo i disastri idrogeologici.
Anni fa l’abbandono delle campagne d’alta quota era totale;
oggi vi è un po’ più di coraggio.
A questa speranza rinata TreeDream ha dato il suo contributo!
E’ proprio una cosa che mi dà soddisfazione!”

DOMENICO RAINISIO dà la sua testimonianza:
“Qui è nato mio padre; qui è nato mio nonno;
qui mio padre è vissuto ed è vissuto mio nonno;
qui mio padre ha cresciuto i figli:
il terreno è “nostro”, perché lasciarlo?
Perché abbandonarlo?
Perché lasciare che il bosco prevalga
e poi, domani, non ci si possa più coltivare niente?
Sinché riusciamo, ne avremo cura.
Da secoli si è detto che
l’olio di queste campagne d’alta quota è il migliore.
Noi amiamo le nostre terre
e, per questo motivo, ne abbiamo cura!”

FLAVIO LENARDON, il fondatore del nostro movimento TreeDream,
spiega che gli oliveti d’alta quota si possono raggiungere solo a piedi
e tutto va portato in spalla:
l’agricoltura pertanto non è molto dissimile da quella di mille anni fa.
Questo fatto non dipende dall’ incapacità degli olivicoltori,
ma perché non esiste altro possibile sistema.

In alta quota non si lasciano mai le reti “distese” sotto gli olivi.
Invece, si portano in alto le reti, si stendono sotto le piante,
si fanno cadere le olive,
si raccolgono le olive e si recuperano “subito” le reti,
perché devono servire per raccogliere le olive di altre piante.
La fatica è tanta, ma ne vale la pena
perché l’oliva è oggettivamente differente.

Aggiunge FLAVIO LENARDON:
“Ci si ritrova in TreeDream, per prima cosa,
per CONDIVIDERE:
condividere momenti, esperienze, difficoltà
e per condividere una speranza:
la speranza di vedere rinascere
gli oliveti in alta quota,
tornare a vedere,
come dicono i nostri contadini,
i “giardini”, lassù, tra gli ulivi”

 

 

OO M - 21-02-2017 - Tutti i diritti riservati

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