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Esistono anche i bio distretti

Non solo, ma crescono in continuazione e fanno pure sistema. Si tratta di aree territoriali in cui si valorizza l'attività di agricoltura biologica coniugata con la promozione del territorio e delle sue peculiarità. Ne avete mai sentito parlare? Il primo in assoluto risale al 2009, ed è quello dell’area del Parco nazionale del Cilento e Vallo di Diano

Marcello Ortenzi

Esistono anche i bio distretti

Sta crescendo l'interesse in Italia per i Bio-distretti, aree territoriali in cui si valorizza l'attività di agricoltura biologica ma coniugata con la promozione del territorio e delle sue peculiarità, per raggiungere un pieno sviluppo delle potenzialità economiche, sociali e culturali. Queste aree si intendono essere ad alta specializzazione produttiva e ad elevata concentrazione della filiera del biologico (produzione, consumo e promozione). Se ne è parlato in dicembre a Roma, presso la Città dell'Altra Economia, con la partecipazione, tra gli altri, del Mipaaf e dell’associazione IN.N.E.R., Rete internazionale dei Bio-distretti.

Il bio-distretto nasce da intese sottoscritte dal “basso” tra diversi soggetti interessati: produttori biologici, istituzioni locali, gruppi organizzati di consumatori, operatori turistici, scuole, centri di ricerca, che assumono i principi, metodi e tecniche del biologico e dell’agro-ecologia per un approccio innovativo per costruire strategie di sviluppo della comunità locale, concretamente sostenibili. Si svolge un'attività condivisa fra imprese, amministrazioni, cittadini organizzati dopo aver sottoscritto un “patto” tra il pubblico, il privato, il privato sociale ed i cittadini/consumatori, singoli e associati, per definire una prospettiva condivisa di attività comune. Tutti tenuti insieme, spesso in condizioni avverse, da valori, tradizioni, sensibilità sociale e ambientale, tutti consapevoli di costruire concretamente un presente e un futuro migliori.

Il workshop che ha visto almeno ottanta esponenti di realtà differenziate ma apparse disponibili ad una costruttiva sinergia, ha visto contributi di analisi e proposta per sviluppare il tema biodistretto. I relatori hanno confermato come un approccio sistemico alle tematiche legate allo sviluppo ed alla salvaguardia del territorio sia non solo possibile, ma auspicabile.

La sintesi dei lavori ha evidenziato l’orientamento a considerare il “bio-distretto” ormai maturo per proporsi quale efficace modello virtuoso per lo sviluppo delle aree rurali e del rapporto di queste con le aree urbane. Si sente il bisogno di ridefinire le relazioni dell’agricoltura e dell’agroalimentare con l’ambiente, la società e gli altri settori economico-produttivi dei territori e questo nuovo ambito territoriale sembra idoneo al compito.

La promozione delle nuove modalità di produzione e consumo sostenibile, patrimonio degli operatori biologici e biodinamici, rappresenta un’opportunità di sviluppo e un volano di crescita socio-economico locale, contribuendo alla salvaguardia ambientale, alla conservazione della biodiversità, alla tutela delle produzioni biologiche e alla preservazione dell’agricoltura e di quanto essa rappresenta. Il Presidente di IN.N.E.R., Salvatore Basile ha indicato nell’utilizzo coordinato dei Fondi Strutturali, "la possibilità̀ di attuare strategie territoriali di sviluppo locale integrato, multisettoriale e multifondo, basate su un partenariato ampio ed articolato, pubblico, privato e privato sociale, di governance multilivello, rappresentano opportunità̀ molto interessanti per le realtà̀ distrettuali, che funzionano come strutture flessibili ma anche stabili di governo del territorio e di organizzazione dell’economia locale, il cui modello presenta una forte corrispondenza metodologica con l’approccio di sviluppo locale partecipativo promosso dalle istituzioni europee".

Il primo BioDistretto nato in Italia nel 2009, quello dell’area del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano, nella provincia di Salerno, ha coinvolto 32 Comuni della zona, 400 aziende, 20 ristoranti e 10 stabilimenti turistici che utilizzano i prodotti biologici del territorio. Altri otto se ne sono aggiunti in varie parti d'Italia, coordinati dall'Associazione Italiana Agricoltura Biologica.

> Dal seminario è uscito un documento di nove proposte consegnato al Mipaaf per integrare il Piano Strategico Nazionale per lo sviluppo del sistema biologico.

> Promuovere a livello politico-istituzionale, nazionale e regionale, il riconoscimento dei bio-distretti come aree virtuose di interesse agro-ecosistemico.

> Sviluppare sistemi di misurazione dei risultati attesi.

> Favorire e sostenere la costituzione di Centri di servizi e innovazione a livello regionale e locale.

> Sviluppare marchi d’area distintivi per le produzioni agro-alimentari e forestali, i servizi turistici, l’artigianato, il commercio, il patrimonio storico-culturale e architettonico e per le città dei bio-distretti.

> Promuovere azioni di informazione, educazione e comunicazione integrata a livello locale, regionale, nazionale ed internazionale sui vantaggi dei bio-distretti.

> Privilegiare le amministrazioni comunali che aderiscono ai bio-distretti.

> Sostenere progetti pilota di "bio-distretti nei Parchi e nella aree protette".

> Sperimentare nei bio-distretti la semplificazione della normativa sul biologico.

> Riconoscimento dei bio-distretti come ambiti privilegiati di Formazione, Ricerca e Innovazione.

 

La foto di apertura è di Luigi Caricato

Marcello Ortenzi - 14-01-2017 - Tutti i diritti riservati

Marcello Ortenzi

Nato a Roma, dove risiede, si è laureato in Economia e Commercio nell’Università "la Sapienza", con una tesi in Politica agraria sugli interventi per le aree interne e montane risiede nella capitale. Si è occupato di progettazione industriale e di comunità montane, partecipando a un gruppo di lavoro dell’Uncem Lazio per la preparazione di una legge regionale sugli enti montani. Ha collaborato inoltre con l’Istituto di studi sulle Regioni del CNR, elaborando alcune annate di analisi dei bilanci regionali. E’ stato funzionario della Regione Toscana nell’ufficio di Presidenza a Roma, e ora si occupa dell’utilizzazione delle biomasse nei settori energia ed industria con l’Italian Biomass Association (Itabia), associazione scientifica con sede in Roma, curando specialmente gli aspetti normativi e la divulgazione dei risultati delle attività. Collabora dal 1989 con alcune riviste agricole, occupandosi specialmente di castanicoltura e fibre vegetali, e redige inoltre un bollettino di lavori parlamentari on line sui temi agroforestali ed energetici.

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