22 Ottobre 2017 - direttore LUIGI CARICATO - redazione@olioofficina.it

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Comunicare l’olio

Chiunque può farlo, ma farlo in prospettiva futura significa farlo cambiando registro e approccio, e soprattutto adottando un nuovo linguaggio. Non è una operazione facile, anche perché si tratta di un prodotto antico che va reinterpretato. Perché la comunicazione ottenga un riscontro reale ed efficace, è necessario che tale cambiamento sia però di tutti e voluto da tutti

Luigi Caricato

Comunicare l’olio

Non basta limitarsi a produrre con tutte le possibili attenzioni l’olio estraendolo dalle olive. C’è qualcosa d’altro da fare. La qualità del prodotto non basta più se poi questa qualità non viene comunicata altrettanto bene. Occorre avere pertanto un nuovo approccio, rispetto al passato.
Per rivolgersi oggi al consumatore e al fruitore professionale è necessario rinnovare il linguaggio, meglio ancora se lo si ricrea ex novo.

Non è un aspetto da sottovalutare. L’olio ricavato dalle olive ha almeno due millenni sulle spalle, è un alimento antico, ma si presenta oggi in una veste inedita, con profili sensoriali peculiari, attraverso i quali è possibile valorizzare le differenze e le specificità rispetto ai tanti extra vergini presenti in commercio.
Se tutto, dunque, è cambiato, in questi anni, perché allora non preoccuparsi di mutare anche il modo di comunicare e raccontare l’olio?

Il mondo della produzione e del commercio non sono ancora in grado di comunicare correttamente, e in maniera appropriata, quel che si ricava dalla spremitura delle olive, senza escludere nulla, nemmeno i cosiddetti sottoprodotti dell’olivo.

È fondamentale rivedere e attualizzare il lessico dell’olio, ma soprattutto è importante riformulare i modi, i contenuti, oltre alla forma stessa del comunicare.

Rendere l’olio al passo con i tempi, è questo il compito da portare avanti. Infatti, così come la tecnologia sta proiettandosi sempre più verso il futuro, allo stesso modo si deve fare con ciò che concerne la comunicazione intorno all'olio.

Sia chiaro: non si tratta di negare la tradizione olivicola e olearia. La vera tradizione guarda solo in avanti, in prospettiva futura. Non si rinnega infatti nulla del passato, anche perché le esperienze del passato sono per tutti noi determinanti, servono a migliorarci, ma il culto della tradizione è sbagliato, se pensiamo di assumere una visione nostalgica del passato.

Oggi l’olio che si ricava dalle olive è un prodotto nuovo, diverso, ed è diventato un bene universale, condiviso da tutti i popoli e da tutte le religioni, culture e civiltà.

L’olio da olive è diventato un prodotto inter etnico, e, di conseguenza, è bene impegnarsi nell'assegnare il giusto valore, soprattutto sul piano culturale, a un alimento ormai universalmente ritenuto irrinunciabile in quanto functional food.

Cosa bisogna fare? Occorre smettere di vivere l’olio come pura merce e vestirlo invece di abiti culturali. L’olio è anche merce, è economia, ma è soprattutto un prodotto culturale.
Per riuscire nell’intento, tutti i Paesi produttori devono agire in modo unitario e coeso, creando una visione comune e condivisa.

La vera grande sfida della comunicazione in prospettiva futura sta tutta qui. Le premesse ci sono tutte. Mai, come in questo periodo storico, il prodotto olio da olive ha conosciuto una espansione geografica e un apprezzamento di così grande portata. Per questo occorre investire in comunicazione, fornendo contenuti solidi, non slogan.

 

 

La foto di apertura è di Luigi Caricato

Luigi Caricato - 11-04-2017 - Tutti i diritti riservati

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