Venerdì 23 Agosto 2019 - direttore LUIGI CARICATO - redazione@olioofficina.it

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Quale idea di blend

Proseguiamo la nostra inchiesta sul blending, riportando le considerazioni degli addetti ai lavori. Questa settimana vi presentiamo i punti di vista di G. Leone, dell’Azienda Agricola Sabino Leone; di Gianluca Tumidei, di Tenuta Pennita; e di Furio Battelini, di Agraria Riva del Garda. E voi, invece, cosa ne pensate? (4. continua)

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Quale idea di blend

Proseguiamo anche questa volta con il tema del blend, che poi è il tema del numero 5 di OOF International Magazine, la rivista trimestrale in edizione cartacea, bilingue italiano/inglese, appena edita da Olio Officina. Per chi voglia abbonarsi, è sufficiente cliccare QUI.

Sul web, in Olio Officina Magazine, come avete potuto notare in queste settimane, riportiamo invece alcune delle tante risposte che abbiamo ricevuto su nostra sollecitazione dai vari addetti ai lavori.

Come già scritto nelle precedenti puntate, non ci soffermiamo in questo caso sulle risposte, entrando nel dettaglio e commentandole, anche perché preferiamo farlo - come è giusto che sia - al termine di questo lungo viaggio alla scoperta del blend. 

Il nostro consiglio, ovviamente, è di leggere l’intero numero monografico, appena uscito, il numero 5 dell’estate 2018, i cui strilli di copertina riportano il seguente richiamo: Arte e scienza del blending. Extra vergini a misura di mercato.

Per ora, buona lettura.

L’INCHIESTA

DOVENDO SPIEGARE AI NON ADDETTI AI LAVORI COS’E’ IL BLENDING, COME LO DEFINIREBBE?

G. Leone, Azienda Agricola Leone Sabino: È un metodo che consiste nella combinazione in giuste proporzioni di oli extra vergini con diverse caratteristiche, ottenendo, alla fine, un prodotto diverso rispetto agli oli di partenza. Il blending è un’artecomplicata. Generalmente si crea unendo cultivar diverse per ottenere un olio che si addice meglio al mercato, ai gusti del consumatore o dei panel. Attenzione, però, a non creare “miscugli”. Voglio ricordare che l’olio non si migliora qualitativamente, anzi creare un blend partendo da un grande olio a cui si unisce un olio di scarsa qualità renderebbe il blend un oliaccio, declassando l’olio di partenza. Il blend rende solo diverso un olio e funziona solo unendo grandi oli tra loro. 

Gianluca Tumidei, Tenuta Pennita: Il blend è un olio, in pratica, costruito tra gli oli che un frantoiano ha a disposizione. Si fa un blend per dare più armonia e più piacevolezza a un olio. Un olio monovarietale esalta le peculiarità di quel tipo di oliva in quel particolare territorio ma può avere note amare e piccanti importanti che non sempre sono gradite dal consumatore “normale”.

Furio Battelini, direttore tecnico di Agraria Riva del GardaÈ il taglio fra diverse partite di olio cui si ricorre per mantenere un livello qualitativo di prodotto costante per il consumatore. Può anche essere fatto per esaltare le caratteristiche di oli diversi fra loro, creando un olio migliore dal punto di vista organolettico, ma può anche essere utilizzato per "nascondere" caratteristiche non troppo positive di oli meno buoni.

 

UNA DOMANDA SECCA: PERCHÉ IL BLENDING È NECESSARIO? LO E’ PER DAVVERO? 

G. Leone, Azienda Agricola Leone Sabino: No. Io sono un purista del monocultivar. A mio avviso, siamo in una fase nella quale non sappiamo ancora tutte le caratteristiche chimiche organolettiche che una singola cultivar ci può dare. La maggior parte dei consumatori non sa che esistono diversi tipi di cultivar e quindi diversi tipi di olio, e l’esaltazione massima di ogni cultivar è una sfida molto affascinante, territoriale e culturale. Il blending ben venga, ma in futuro.

Gianluca Tumidei, Tenuta Pennita: Amo tantissimo i monovarietali ma ritengo comunque necessario anche il blend. Ovvero, un’azienda dovrebbe avere un solo blend e, eventualmente, gli altri oli solo monovarietali. Solo così si può esprimere il valore di un territorio e della peculiarità di ciascuna varietà di oliva 

Furio Battelini, direttore tecnico di Agraria Riva del Garda: Non lo ritengo necessario. Preferisco in qualche modo che siano posti sul mercato prodotti più autentici, anche se possono essere soggetti alle differenze delle annate (anche se, rispetto al vino, l'Oevo non consente di confrontare contemporaneamente annate diverse). I lotti che abbiamo in frantoio provengono dalle selezioni fatte in tre livelli successivi: olivaia, conferimento oliva e ottenimento dell'olio. Da quel momento non facciamo più alcun taglio degli oli (Dop, Biologici, Monovarietali...), le linee commerciali sono già predisposte. Come detto, ritengo che il prodotto sia più "autentico" in questo modo.

 

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La foto di apertura è di Olio Officina

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