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Olio italiano, sangue mafioso

Illustre Ministro, inizia così una lettera che il presidente del Ceq, il Consorzio extra vergine di qualità, Elia Fiorillo, scrive a Maurizio Martina. Nel silenzio generale, si apre uno spiraglio di dignità, per il nostro Paese, con una voce che chiede conto alle Istituzioni italane di un silenzio incomprensibile dinanzi a troppe storture, screditamenti e attacchi. “Mi permetto di chiederLe – si legge nella lettera al capo del dicastero agricolo – se a suo parere gli americani al nostro posto avrebbero fatto altrettanto per screditare un loro settore di esportazione”

OO M

Olio italiano, sangue mafioso

Illustre Ministro, avrà sicuramente avuto modo, in questi giorni, di cogliere la tempestività con cui un servizio sui prodotti alimentari italiani è andato in onda nei primi giorni del 2016 negli Stati Uniti, in concomitanza con la campagna di promozione di Silvio Muccino sulle nostre eccellenze alimentari.

L’olio di oliva italiano, preso scientemente di mira, ne esce profondamente screditato, così come altri prodotti di eccellenza. Ci siamo chiesti quale sia l’utilità di aiutare la stampa americana a utilizzare gli stereotipi negativi del nostro Paese, quale ad esempio la Mafia, per diffondere un sentiment negativo sui prodotti italiani a vantaggio di altre origini e in primis delle alternative americane. Tra l’altro sappiamo bene quale ruolo importante e impunito continuino a giocare i produttori americani - e non solo - nel popolare l’italian-sounding.

Per l’olio di oliva l’obiettivo è noto da tempo ed è prettamente commerciale: creare una
preferenza per l’offerta californiana ai danni di quella italiana, scomoda perché forte di una reputazione storica.
Screditare un brand del cibo come quello dell’Italia - che gode di una ampia visibilità e che si è sedimentato attraverso più generazioni - non è impresa facile, ma quando si possono esibire testimoni italiani qualificati che segnalano le diffuse prassi truffaldine dei produttori italiani, tutto si fa più facile.

Il servizio televisivo della Cbs (http://www.cbsnews.com/videos/the-fbi-of-food/) è stato ben congegnato e grazie all’abile accostamento d’immagini, che ritraggono pubblici ufficiali in seno a panel di assaggio privato, riesce a trasferire ai consumatori americani la percezione che si tratti del modus operandi di un Paese in cui l’olio di oliva è quasi sempre fasullo, di bassa qualità, quando non macchiato da sangue di mafia.

Pertanto, dopo avere esaltato le doti soprannaturali di una task force di assaggiatori italiani capaci di scoprire addirittura con il semplice assaggio, l’autenticità degli oli di oliva, basta chiedere al più noto giornalista americano del settore - naturalmente filo californiano ma presentato come “l’uomo all’Havana” in costante collegamento con gli ispettori italiani - una stima della percentuale di oli italiani fasulli presenti sugli scaffali Usa: 80% è la risposta e dopo le immagini e le testimonianze del servizio, nessuno osa dubitarne!

A questo punto mi permetto di chiederLe se a suo parere gli americani al nostro posto
avrebbero fatto altrettanto per screditare un loro settore di esportazione.
Come ben sa, la produzione interna non è minimamente sufficiente per i nostri consumi e larga parte delle nostre esportazioni sono costituite da blend di diversa origine. Non esiste allo stato attuale un’alternativa che possa impedirlo. Quello che si dovrebbe fare, a tutela degli interessi economici e sociali del nostro Paese, è salvaguardare entrambi i prodotti esportati: i blend al 100% di oli di oliva italiani e quelli a diversa percentuale, con comunicazioni distinte e mai ambigue.

Come Consorzio Ceq, abbiamo chiesto già da qualche anno un riconoscimento istituzionale per l’olio extra vergine italiano di Alta Qualità, nel tentativo di creare un interesse tra gli operatori nel proporre un extra vergine italiano di alto profilo qualitativo, coerente con le aspettative dei consumatori e protetto dalle imitazioni.

I fatti segnalati ci stanno dando ancora una volta ragione e rendono urgente un’iniziativa
ufficiale e autorevole da parte delle istituzioni di questo Paese, in grado di disarmare quanti lecitamente, hanno un interesse a sottrarci quote di mercato e quanti, meno lecitamente, tentano di mascherare loro storiche inefficienze, con operazioni mediatiche e populiste tese solo a diffamare quanti hanno saputo meglio di loro creare valore e lavoro.
Cordiali saluti.

Elia Fiorillo
Consorzio Ceq, Consorzio di garanzia dell’extra vergine di qualità

 

La foto di apertura è di Luigi Caricato

OO M - 16-01-2016 - Tutti i diritti riservati

COMMENTI

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Donato Galeone

08:50 | 20 gennaio 2016

Elia, necessaria e ben motivata la tua lettera al Ministro. Leggendo ho pensato, nel concreto possibile operativo, che la struttura di Vallecorsa (meno di 100 km da Roma) con i suoi 133.000 litri di stoccaggio che possono raddoppiare, potrebbe essere "un primo anello italiano dell'Alta Qualità" - certificato - per l'export 100 italiano ? Parliamone, un caro saluto Donato

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