25 Agosto 2019 - direttore LUIGI CARICATO - redazione@olioofficina.it

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Ecco il Marocco oleario

È un settore dell’economia assai fiorente, con 380 mila posti di lavoro a tempo indeterminato, interessando quasi 480 mila aziende agricole, con una superficie olivicola nazionale aumentata del 63%, al ritmo di quasi 27 mila ettari l’anno (nel periodo 2008-2018). Al momento il 26% degli oliveti è costituito da impianti giovani e il 72% da impianti in piena produzione. Gli impianti vecchi sono solo il 22%del totale. Un focus di approfondimento utile per farsi un’idea generale e dettagliata di come e quanto stia investendo il Paese magrebino in olivicoltura ed elaiotecnica.

Consiglio Oleicolo Internazionale

Ecco il Marocco oleario

L’olivo, con i suoi prodotti di utilizzo secolare, le sue numerose proprietà a difesa dell’erosione dei suoli, nonché la sua capacità di valorizzare terreni agricoli e favorire l’insediamento delle popolazioni nelle aree montane, rappresenta la principale filiera frutticola coltivata in Marocco e costituisce il 65% della superficie arboricola nazionale.  

 

Importanza socioeconomica dell’olivo

L’olivicoltura contribuisce attivamente allo stanziamento delle popolazioni nelle zone rurali e garantisce oltre 51 milioni di giornate di lavoro annuali, equivalenti a 380 mila posti di lavoro a tempo indeterminato, dei quali il 20% è occupato da donne. 

Questa filiera, che interessa quasi 480 mila aziende agricole, rappresenta una delle maggiori fonti di reddito di una vasta percentuale di agricoltori poveri e, grazie ai suoi prodotti ad alto valore energetico e nutrizionale, svolge un ruolo chiave nell'alimentazione delle popolazioni rurali.

La filiera olivicola aiuta inoltre a soddisfare le necessità del paese in termini di oli alimentari (copre infatti il 19% dei bisogni) e contribuisce all'equilibrio della bilancia commerciale in virtù di entrate pari a 1,8 miliardi di Dinari/anno (media 2013-2017), equivalenti a 156 mio di euro/anno. Queste esportazioni rappresentano il 7% del totale delle esportazioni agricole. 

 

Gli oliveti e la loro diffusione. Evoluzioni della superficie 

La  superficie  olivicola  nazionale  è  aumentata  del  63%,  passando  da  641.000  ettari  nel  2002/2003 a  1.450.000  ettari  nel  2017/2018.  Questa  superficie  rappresenta  l’86%  dell’obiettivo  fissato entro  il  2020 .  La  diffusione  procede  sempre  più  velocemente,  passando  da  13.000 ettari/anno nel  2003-2007  (prima  dell’introduzione  del  PMV )  a  quasi  27.000  ettari/anno  tra  il  2008  e  il 2018.

 

Distribuzione regionale delle superficie

Gli  impianti  olivicoli  sono  diffusi  su  tutto  il territorio  nazionale.  La  distribuzione  di  questo  patrimonio in  zone  agricole  mostra  come,  salvo  sulla  fascia  costiera  atlantica  dove  l’olivicoltura   è  scarsamente  presente,  questa  specie  riesca  ad  adattarsi  a  tutte  le  condizioni  bioclimatiche,  dalle  aree  montane  (1.200 mm)  alle  regioni  aride  e  desertiche  (meno  di  200 mm).

 

Modalità di conduzione dell’oliveto

La  superficie  coltivata  a  regime  irriguo  a  livello  nazionale  è  pari  a  384.500 ettari,  ovvero  il  37% del totale della superficie, a fronte di 660.700 ettari non irrigati (63% del totale). La superficie coltivata a  regime  di irrigazione  localizzata  ammonta  a  176.000 ettari.

La  superficie  coltivata  a regime  di irrigazione  localizzata  ha  conosciuto  un  forte  sviluppo, passando  da  39.000  ettari  nel  2009  (annodi  conclusione  del  contratto  programmatico  per  lo sviluppo  della  filiera  olivicola ) ai  176.000  ettari  attuali  grazie  alle  sovvenzioni  statali  che  vanno dal  100%  del  costo  degli  investimenti  per  i  progetti  realizzati  da  gruppi  o  piccoli  agricoltori all ’80%  del  costo  degli  investimenti  per  i  progetti  individuali.

 

La piramide dell’età

Gli  impianti  olivicoli  comprendono  circa  125 milioni  di  olivi.  Il  patrimonio  olivicolo  nazionale  si può  suddividere   in  tre  categorie  in  base  all'età: 

Impianti  giovani (da 0 a 7 anni):  26 milioni  di  alberi  (21%);

Impianti  in  piena  produzione  (da 8 a 50 anni):  72 milioni  di  alberi  (57%).

Impianti vecchi (>50 anni): 27  milioni  di  alberi (22%).

In  generale  la  piramide  dell’età  degli  oliveti  marocchini  è  equilibrata  e  presenta  un grosso potenziale  produttivo, rappresentato  per il 26%  da impianti  giovani e  per  il 72%  da impianti  in piena  produzione.  Gli  impianti  vecchi  costituiscono  solo  il  22%  de l totale.

 

Produzione e rendimento

La  produzione  di  olive  in  Marocco  è  caratterizzata  da  notevoli  oscillazioni inter-annuali  legata principalmente  a  tre  fattori  connessi,  vale  a  dire:  tecniche  di  manutenzione  non  sempre adeguate;  condizioni  climatiche,  in  particolare  la  pluviometria;   l’alternanza,  un  fenomeno  fisiologico  caratteristico  dell’olivo.  La  produzione  di  olive  è  aumentata  del  158%,  passando da 549.000 t  nel  2003-2007 a  1.414.000  t  nel  2015-2018.  Questo aumento è da attribuire all'ampliamento  delle superfici.  I  rendimenti  sono  rimasti  pressoché  invariati.  La produzione olivicola  nella  campagna  2018/2019  è  stimata  attorno  ai  2  milioni  di  tonnellate,  che equivalgono a  un  aumento  del  28%  rispetto  alla stagione  precedente  (2017/2018).

La  crescita  della  produzione  è  dovuta  a  condizioni  climatiche  propizie  durante  le  fasi  più critiche  per  lo  sviluppo  dell’ olivo  nella  stagione  2017/2018,  in  particolare  per  quel  che  riguarda le  temperature,  il  volume  delle  precipitazioni  e  la  loro  distribuzione  in  termini  temporali e spaziali,  così  come  l’entrata  in  produzione  dei  nuovi  impianti. 

La  produzione  dell’olio  d’oliva  segue  la  stessa  tendenza  di  quella  delle  olive  fresche , passando  da  66.000 t  nel 2003- 2007 a 127.500  t  nel  2015-2018,  ovvero  un  aumento  del  93%.

 

Il profilo varietale

Oltre  il  90% del  patrimonio  olivicolo  appartiene  alla  varietà-popolazione  Picholine  marocaine.  Il restante  10%  è  formato  da  diverse  varietà,  in  particolare  Picholine  du  Languedoc,  Dahbia  e  Mesllala,   che  sono  essenzialmente  colture  irrigue  (Haouz ,  Tadla,  El Kelaâ),  oltre  a  qualche  varietà spagnola  e  italiana ( Picual, Frantoio,  Manzanilla,  GordalSevillana,  Arbequina,  etc.). 

La  Picholine  marocaine  è  una  varietà  a  duplice  attitudine.  Presenta  un  vigore  elevato  ed  ha  un  forte  potenziale  di  adattamento  (attecchisce  bene  al  suolo  nei  terreni  in  pendenza  e resiste  alla  siccità).  Il  suo  rendimento  in  termini  di  olio  è  compreso  tra  il  18  e  il  22%. Produce  un  olio  di  ottima  qualità ( ricco  in  polifenoli,  scarsamente  acido  e  molto  stabile – caratteristiche  queste  tipiche  dell’olio  marocchino).

Nel  quadro del Piano Marocco Verde, lo stato  ha promosso  la diversificazione del profilo varietale mediante  il  ricorso  a  varietà  Haouzia  e  Menara,  che  derivano  dalla  selezione  clonale  della Picholine  marocaine.  Questi  due  cloni  hanno  le  stesse  proprietà  della  Picholine  marocaine, ma garantiscono  migliori  prestazioni  e  una  maggiore  omogeneità.  Negli  oliveti  super  intensivi vengono  utilizzate  varietà  estere  poco  vigorose.

Occorre  segnalare  che  nel  catalogo  ufficiale  sono  state  iscritte  cinque  nuove  varietà sviluppate  dall’ Istituto  nazionale  della  ricerca  agronomica  (Inra). Si  tratta  delle  varietà  Baraka,  Mechkate,  Agdal,  Tassaoute  e  Dalia:  queste  ultime  due  vengono  attualmente moltiplicate  in  vivaio  in  vista  di  una  futura  diffusione  presso  gli  agricoltori.

 

La valorizzazione della produzione 

Nel  suo  complesso  la  produzione  nazionale  di  olive  è  destinata  per  il  65%  alla molitura e per il 25% ai conservifici, mentre il restante 10% corrisponde alle perdite e all'autoconsumo. 

La molitura delle olive viene effettuata da stabilimenti moderni e semi moderni, per un totale di 948 impianti con una capacità globale di 1.803.000 t/anno, e da stabilimenti tradizionali, le cosiddette maâsra, di cui se ne contano all'incirca 11.000.

Le maâsra hanno un funzionamento irregolare perché dipendono in gran parte dal volume della raccolta delle olive. 

Il settore presenta un maggiore o minore dinamismo a seconda delle regioni ed è strettamente legato alla presenza di infrastrutture industriali per la trasformazione delle olive, vale a dire gli oleifici.

Va detto inoltre a questo punto che le maâsra si occupano principalmente dell’estrazione di olio destinato al sostentamento dell’olivicoltore (proprietario, fittavolo o acquirente del servizio). Solo un numero molto limitato di maâsra acquista le olive per mollirle e vendere l’olio prodotto sul mercato al dettaglio o agli impianti di molitura industriali.

Le  olive  da  tavola  vengono  prodotte  in 75 conservifici moderni che vantano una capacità globale di 203.000 t/anno, nonché da alcuni conservifici artigianali.

 

 

Il testo di questo focus è stato realizzato con la preziosa collaborazione del Ministero per l’Agricoltura, la pesca marittima, lo sviluppo rurale e il patrimonio idrico forestale del Marocco

La foto di apertura è di Noureddine Ouzzani

Consiglio Oleicolo Internazionale - 16-07-2019 - Tutti i diritti riservati

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