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Lo stupore e il movimento lento

Mimmo Ciccarese ha iniziato a formarsi alla cultura dell’olivo e dell’olio ascoltando la viva voce dei maestri potatori. Ora si occupa da tecnico di molti aspetti legati alla coltivazione, ma non solo. Il tecnico – sostiene - deve interagire con le richieste dell’olivicoltore, ragionare e razionalizzare le soluzioni possibili. Nel frattempo, però, buona parte dei produttori sono più spremuti delle loro stesse olive

L. C.

Lo stupore e il movimento lento

Mimmo Ciccarese è pugliese, anzi: salentino. Ha collaborato con diversi enti svolgendo attività nel settore della qualità agroalimentare e dell’olio da olive e del vino Negroamaro. Ha pubblicato diversi articoli per pubblicazioni on line e cartacee, locali e nazionali. Nel 2001 ha pubblicato per Anpa Propagazione per seme di alberi e arbusti della flora mediterranea; nel 2012 per la Camera di commercio di Bari il volume La potatura e i sistemi di allevamento dell’olivo e dei fruttiferi e, nel marzo 2014, per Simbiosis Book il racconto guida in formato e-book L'ulivo e la Mezzaluna, un viaggio nel Salento che vede protagonisti i suoi ulivi secolari, la terra, il mare, la Storia e la gente di un luogo magico e affascinante, da sempre considerata la porta che collega l’Oriente e la Cultura araba all’Occidente


Quali sono i tratti migliori della sua personalità?
In età matura ripensare a se stessi è come “ricominciare da tre”, parafrasando il noto film del grande Massimo Troisi. I migliori tratti sono quelli che ho ricevuto in eredità dalle persone più care. Poco fa ho scoperto un nesso tra alcune sonorità mediterranee e quella malinconia leggera che mi giunge spesso come un crepuscolo tra un uliveto. Penso di abitare un valore preparato alla pazienza, alla sensibilità e all’emozione. Ho sempre pensato di avere una robusta struttura da sognatore, potrei essere l’opposto del noncurante.

E le virtù che coltiva abitualmente?
Amo organizzare e razionalizzare i dettagli dei miei propositi senza eccedere, ricercare, quando possibile, un pensiero creativo e globale di supporto per ogni fantasia e per ogni nuova scoperta che riguarda la scienza, la tecnica o l’arte. Sono abbastanza curioso e da poco ho scoperto lo stupore e il movimento lento.

Quali sono invece i suoi limiti, le pecche maggiori, gli impulsi più incontrollati del carattere?
Sono tantissimi; da sentimentale cronico mi ritengo suscettibile e timoroso. Spesso mi viene di appuntare le mie quotidiane irritazioni, smarrimenti e amarezze e scriverle come se fossero piccole storie Zen, a volte lo farei solo per stuzzicare la nostalgia e la memoria del passato prossimo. D’inverno come le piante e gli animali mi rifugio in una sorta di sospensione temporanea specie quando non c’è da lavorare.

I vizi invece ai quali non intende rinunciare per niente al mondo o, pur volendo, non riesce a rinunciare?
Ho un complesso di pochi vizi da controllare, forse per me ci vorrebbe una rinascita o un nuovo esempio da imitare per eccedere o strafare con le cattive abitudini.

Un ricordo della sua infanzia che ancora le torna in mente?
I giorni della vendemmia tradizionale tra gli alberelli di negroamaro. L’intensità del profumo del mosto dalle cantine mi ricorda sempre il ritmo delle stagioni mentre gli infuocati tramonti salentini mi ricordano le arrampicate solitarie sugli ulivi secolari come se fossero montagne sul mare.

Ora si passa al lavoro. Da quanto, e perché, si occupa di olio?
Ho iniziato ad apprendere questa cultura ascoltando molto dai maestri potatori d’ulivo. L’attività fluita da queste osservazioni quotidiane è diventata passione e studio fino ad approdare nel mondo dell’agricoltura biologica come semplice tecnico di controllo, poi sono arrivati gli aggiornamenti continui, i corsi di formazione, le degustazioni e le organizzazioni di eventi nel settore dell’olio d’oliva; ora parlo, descrivo gli ulivi secolari e i prodotti della mia terra.

Crede davvero nel suo lavoro? C’è ancora in lei un senso di sano senso di entusiasmo e passione a motivarla? O qualcosa la turba e la impensierisce?
Dopo l’avvento del primo regolamento regionale pugliese sul metodo dell’agricoltura biologica di qualche decennio fa la scelta di condividere questo settore non è stata per niente semplice. L’entusiasmante viaggio intorno alle certificazioni biologiche partì con un exploit degli enti di controllo e delle aziende agricole. Paradossalmente i consumi di prodotti bio e quindi di olio erano ancora troppo bassi rispetto all’offerta, almeno in Puglia. Ovviamente auspicavo che nel Salento questo settore aumentasse, come l’offerta etica e culturale che supportava questo movimento. In realtà i negozi bio, almeno nel suo capoluogo di provincia, erano davvero inesistenti come i frantoi dedicati. Si possono immaginare quindi le delusioni nel sostenere i produttori e consumatori d’olio bio, in quel tempo troppo costoso, o nel non individuare aziende, ad esempio, in grado di coprire un evento ecologico. Il pensiero era rivolto a quelle centinaia di storici coltivatori biologici che tra tanti costi di produzione non intendevano attestare il loro pregiato olio declassandolo in convenzionale per tanti motivi. Il mio entusiasmo è ancora attivo, anche se sballotta come una biglia da flipper tra queste distese di ulivi secolari, le aziende rimaste e le revisioni dei documenti.
Sono stati tanti e accorati i miei appelli per la difesa degli ulivi secolari e ho cercato di raccontare le normative del settore. Le perplessità aumentano con l’importanza strategica che assume qualsiasi settore. Quando il volume d’affari diventa profitto e mal costume e non pura etica o umile sostentamento si potrebbe smarrire quella sana passione e quello scarso impegno sociale va a scapito del bene comune che in questo caso è rappresentato dall’olio d’oliva.

Se il comparto olio di oliva non naviga in buone acque, com’è ormai evidente (avendo perso valore l’olio extra vergine di oliva, e diventando di fatto, a parte le eccezioni, un prodotto commodity), lei cosa si sente di fare per reagire allo stato d’immobilismo e incertezza attuali? Ha soluzioni per cambiare il corso degli eventi?
In genere per qualsiasi prodotto agricolo cerco sempre la dignità e l’umiltà del lavoro impiegate per ottenerlo. Oggi è fondamentale rivestire il ruolo di bravi uditori oltre che di solerti consumatori. Il tecnico deve interagire con le richieste dell’olivicoltore, ragionare e razionalizzare le soluzioni possibili e nel frattempo avere una gentile rivoluzione da condividere. Il comparto non ha bisogno d’incertezze né di eccessi documentali. C’è un pensiero comune tra il terribile frazionamento che percuote il mondo delle corporazioni agricole e la realtà produttiva. Il ruolo dei tecnici spesso è esiliato alla compilazione e all’accaparramento di pratiche da sbrigare, alla competizione scorretta e quasi mai della visita in campagna e della cooperazione. Nel frattempo buona parte dei produttori sono più spremuti delle loro stesse olive.

A proposito di olio extra vergine di oliva, cosa mette al primo posto: la qualità o l’origine?
È un quesito che mi pongo spesso. Qualità e origine possono essere dei buoni attributi utilizzati per il bene comune di questo comparto ma consiglierei di cambiarli non perché inesatti ma perché logori e abusati. Esistono innumerevoli regolamenti per ambedue i casi che li fanno coincidere e uniformarle e renderle fruibili è auspicabile. Quest’incontro dovrebbe diventare una nuova dimensione, un nuova relazione che semplifichi l’etica e la sostenibilità della produzione.

L’olio da olive è un prodotto agricolo. Se tuttavia l’agricoltura è confinata in un ambito di marginalità, intravede una possibile occasione di riscatto per tale prodotto?
Il termine di marginale mi preoccupa specie se usato nell’agricoltura italiana, cioè di quello spazio, in qualche modo naturale, che dovrebbe essere all’opposto un settore primario. Qui le risposte potrebbero pericolosamente articolarsi per ogni comparto conosciuto, dove occorrono le competenze e le esperienze giuste, non per forza di natura politica. Nella parola riscatto invece trovo molta più serenità e respiro e trovo gradevole dare e aver un po’ di fiducia. Il ramo oleicolo non ha bisogno di opportunità e di accomodarsi alla giornata; l’olio d’oliva è un bene e come tale deve essere fruibile in ogni momento con un prezzo equo privo di falsificazioni e fraintendimenti.

Se ci crede nei sogni, qual è allora quello che non ha ancora realizzato e che con ostinazione e instancabile coraggio insiste nel coltivare?
Vorrei restare nell’ambito delle coltivazioni arboree e sperare che un giorno l’immensa distesa di ulivi secolari diventi un patrimonio dell’umanità, un’altra meraviglia del mondo al pari della Pietà di Michelangelo o della grande muraglia cinese. Vorrei essere ancora disponibile per un’attività che riguardi non solo l’agricoltura naturale ma anche quella sociale o dell’ecoturismo e avere altre chance da condividere. Mi piacerebbe molto, per esempio, brindare il ritorno delle nuove generazione nelle campagne e la creazione di spazi popolari capaci di tutelare la biodiversità.

In tutta confidenza: crede sia possibile realizzare il suo sogno, o è una pura utopia che va comunque coltivata pur di sopravvivere alle proprie aspirazioni?
La distesa degli ulivi della mia terra con cui ho il piacere di avere in comune sono già un sogno realizzato. Più che l’utopia vorrei che fosse coltivata la leggenda che richiama il mito della nascita dell’ulivo voluto da Atena e che il suo grande tempio possa ritornare con quello che gli abitanti dell’antica Magna Grecia avrebbero sotto il loro sguardo.

Ciascuno di noi ha uno o più miti ai quali si affida per un proprio personale punto di riferimento. Qual è o quali sono i suoi?
Avrei un bastimento di miti da raccontare, uno per ogni fase della mia crescita, dalla musica alla letteratura, dalla politica allo sport. Sono importanti riferimenti anche quei momenti indimenticabili della nostra storia. Come non si può scordare l’urlo di Marco Tardelli e del Presidente Pertini nel mundial di Spagna dell’82, la caduta del muro di Berlino o la poesia dei cineasti italiani. Ho in serbo la discografia completa dei cantautori italiani ma anche quelle di Bob Dylan o dei Genesis; spesso faccio quattro salti nel rock e qualcuno nel Jazz come nella musica popolare salentina, ricca di formidabili cantanti e musicisti.

I libri (o, nel caso, il libro) che ritiene siano stati fondamentali nella sua formazione?
Ho scelto pochi autori da leggere tra essi forse più di tutti le opere di Hermann Hesse.

Ancora una domanda, e si chiude: si può salvare l’Italia? C’è ancora spazio per la speranza?
È vero che ci sono sogni disperati ma gli italiani che sono svegli non intendono passare i giorni a compiangersi come individui senza speranza. Già spero di dischiudere gli occhi e ritrovare un popolo forte e capace di rialzarsi da questo momento di crisi.

 

L. C. - 05-04-2014 - Tutti i diritti riservati

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