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Dialogando con Elena Ferrante

La misteriosa scrittrice è al centro dell’attenzione, sia con i suoi romanzi che dominano la classifica dei libri più venduti, sia con la sua presenza-assenza nel corso dell’ultima edizione del Premio Strega. Chi si nasconda, o quanti, dietro al suo nome non si sa, ciò che è evidente è che i suoi libri parlano da sé, e non occorre aggiungere altro

Antonella Casilli

Dialogando con Elena Ferrante

Tempo d’estate tempo di Strega. Onori al vincitore che per festeggiare ha bevuto a canna dalla bottiglia dello Strega, mentre festeggio il mio vincitore morale, Elena Ferrante che con classe tutta sua, elegante lessico ed elegante assenza, non accompagna i libri, li lascia ai legittimi proprietari che li hanno acquistati e fatti loro leggendoli.

Anni or sono, coinvolta nel toto Elena Ferrante optai per Anita Raja, oggi la signora Starnone o il marito o perché no? Entrambi (anche se il diretto interessato lo esclude!) non rientrano proprio nei miei pensieri principali.

La scrittura di Elena Ferrante occupa le menti dei lettori. E, a pensarci bene, a conoscerla cosa vorremmo chiedere più di quello che i suoi libri non dicano già?

Paolo Di Stefano, per il Corriere della Sera ha intervistato la scrittrice senza volto.
Alla domanda - Insomma, si può sapere lei chi è? - ha così risposto: “Elena Ferrante. Ho pubblicato sei libri in vent’anni. Non è sufficiente?”

Partendo da qui, quella che segue è un intervista immaginaria a Elena Ferrante, che nella fantasia dell’intervistatore si sottopone alla stessa con uno stile più da Lila (amica geniale ma non colta) che da Elena (finalmente laureata alla Normale di Pisa).

-Scusi signora Ferrante le piace leggere?
- Le sembra, il mio, un background da non lettrice?

- Letteratura contemporanea?
- Cosa intende per letteratura contemporanea?

- Ci dica, Elena, ma lei Napoli la conosce?
- Cambia qualcosa se Napoli la conosco per nascita o semplicemente perché il mio cuore abita lì?

- A proposito di abitare, ma lei con esattezza dove abita?
- Scusi la franchezza, ma non le basta che abiti le parole? Vuol per caso immaginarmi mentre il mio sguardo si perde nel mare mentre scrivo? O vuole immaginare la redenzione da una Napoli popolare? Crede che se avessi abitato nel quartiere di Nina la mia scrittura non sarebbe stata altrettanto bella? La prego, non dimentichi che Elena da letteraria ritiene il racconto infantile di Nina pietra miliare della scrittura che ronza in testa.

- Signora Ferrante, se a casa sua si tarlasse la gamba di un tavolino, userebbe l’ amica geniale per tenerlo in piedi?
- Perdoni la sincerità, non crede che meriterebbe di più, per esempio essere abbandonato su di una panchina, abbandonato alla sorte di capitare tra le mani di un meritevole lettore?

- Signora Ferrante, ma lei ha mai valutato l’idea di vincere lo Strega 2015?
- Inutile chiederle se abbia letto i quattro volumi, lei li ha letti, ma mi dica in quanti crede, in giuria abbiano letto le oltre 1600 pagine? No, Storia della bambina abbandonata non è altrettanto bello senza i primi tre volumi. La prego, non sottraiamo tempo ai lettori andando oltre in quest’intervista, hanno ben quattro volumi per rendere ancora più godibile quest’estate, io sono quello che scrivo ormai mi sembra chiaro!

Signora Ferrante, mi scusi se mi son permessa cotanta irriverenza, l’ho conosciuta ed amata subito dopo aver visto il film tratto dal suo romanzo L’amore molesto. Dopo la visione del film corsi ad acquistare il libro e non l’ho mai persa di vista, immaginarla come un eterea bionda, una bruna essenziale, uomo barbuto ormai non cambia niente, però tutti i suoi abbandoni mi convincono e coinvolgono.

Visto che ho osato tanto… Come si dice dalle mie parti “tantu nà bbotta tantu nà catuta”, signora Ferrante, uso il dialetto perché non lo vivo come una minaccia (Oddio, non ricordo se l’abbia mai detto: Elena Ferrante, Elena Greco o Anita Raja) ma come piccola necessità per stemperare il mio imbarazzo non solo per aver inventato delle sue risposte, ma addirittura di arrivare a consigliare anche ad Ella una bella lettura, di quelle che nobilitano il riposo estivo, visto che le piacciono le storie di abbandoni di compagni, amicizie, coniugi, genitori o bambole che siano, legga Lacci, di Domenico Starnone, che con voce femminile affronta il tema della radicalità dell’abbandono e la tanacia degli invisibili lacci.

Buona lettura di cuore, a tutti, con L’amica geniale, Storia del nuovo cognome, Storia di chi fugge e di chi resta, Storia della bambina perduta di Elena Ferrante (tutti editi da e/o) e con Lacci di Domenico Starnone (Einaudi), tutti libri che dialogano tra loro.

 

 

 

Antonella Casilli - 21-07-2015 - Tutti i diritti riservati

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Antonella Casilli

Autrice di recensioni di testi letterari, organizzatrice di incontri con l'autore, oltre che esperta di materie giuridiche, vive a Lecce

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