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Alberto Guidorzi

Alberto Guidorzi

Agronomo, ha studiato Scienze agrarie presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza, e vive attualmente a Sermide, nel Mantovano. Scrive sui magazine "Agrarian Sciences", "Salmone" e "La Valle del Siele"

Gli articoli di Alberto Guidorzi

I conti senza l’oste di ambientalisti radicali, animalisti e vegani

Si diffondono strane teorie in questi tempi di grande decadenza culturale. Ci sono per esempio coloro che puntano a decarbonare l’agricoltura, anche se poi commettono la leggerezza di non considerare tutte le incongruenze che ne derivano. E nemmeno si prende in considerazione un indistruttibile paradigma: la “terra è bassa” e non tutti vogliono lavorare in campagna, soprattutto con logiche e metodi ispirati a un passato senza tecnologie e diritti

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Solo la conoscenza ci può salvare dalle paure

Basta ansie e basta con le accuse contro l’agricoltura che inquina. Oggi si vive più a lungo e la qualità dell’aria è anche nettamente migliorata. Per tranquillizzarci, la tossicologa Annette Lexa porta alla luce informazioni scientifiche validate nell’ambito delle materie che più generano timori, in particolare riguardo l’influenza della chimica sull’ambiente. Ricordate: superare i pregiudizi ci aiuta a vivere meglio. Un solo esempio: le sostanze di sintesi create dall’uomo le consideriamo veleno, ma non abbiamo alcuna remora nel prendere le medicine per curarci

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“Km 0” e “Circuiti corti”, le folli utopie ecologiste

Queste due formule che ci vengono “vendute” come virtuose, e oggi tanto in voga perché sostenute e rilanciate dalla politica, possono realmente vantare le tanto conclamate valenze ambientali e di convenienza per i consumatori? Possibile che non insegni nulla l’economista David Ricardo con la sua teoria dei costi comparativi?

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Gli agricoltori non avvelenano la collettività e l’ambiente

Non è un periodo storico favorevole all’agricoltura, quello che stiamo vivendo. Oggi ci si accanisce nel far credere che il settore sia ancora fermo agli anni ’70 e ’80, ma non è così. Sono stati compiuti notevoli progressi, anche se nessuno vuole ammetterlo. L’accanimento ideologico degli ambientalisti confonde i consumatori e li destabilizza. La messa al bando dei neonicotinoidi, cavalcata in modo strumentale dai politici, andando contro il bene comune, sta provocando un effetto domino che farà collassare il sistema. Le conseguenze del proibizionismo sono molto gravi e si rischia perfino la moria delle api per fame

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Il vischio tra magie antiche e moderne

Da una parte le leggende mitologiche, dall’altra, oggi, la cosiddetta “medicina antroposofica” che propugna l’efficacia del vischio sulla salute, senza che vi siano studi scientifici a provarla. Sembra essere semplicemente un placebo, tutto qui. Vi sono in realtà studi che dimostrerebbero gli effetti allergici del vischio, ma spesso passano sotto silenzio perché il medico oncologico non sa che il paziente assume preparati a base di vischio

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Coltivare con la luna

Ha davvero senso oggi tirare in ballo l’influenza che il nostro satellite eserciterebbe sul buon esito delle attività agricole? Si tratta senza dubbio di una radicata credenza popolare che rimane sempre viva e attuale. Infatti c’è chi assicura effetti miracolosi sul suolo coltivato, e chi sostiene che vi siano giorni e ore della giornata in cui è proibito operare. Occorre crederci davvero? Cosa dice al riguardo la scienza fisica moderna, la stessa ci ha permesso di andare sulla luna?

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Norman Borlaug e Nazareno Strampelli, due rivoluzionari verdi

Gli uomini del progresso. Sicuramente qualcuno considererà quasi blasfemo accostare Borlaug (1914-2009) a Strampelli (1866-1942), io invece sono del parere opposto ed è per questo che nell’articolo li accosto durante il loro percorso umano e scientifico. Un primo vanto da imputare a Strampelli fu quello di avere dato credito alla genetica mendeliana quando ai suoi tempi neppure i centri del sapere universitario ne conoscevano i fondamenti o li ripudiavano. In ben altro contesto operò Borlaug. (Seconda puntata, continua)

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Nikolaj Ivanovič Vavilov

Gli uomini del progresso. Iniziamo, a partire da questo articolo, una serie di ritratti dedicati ai personaggi che hanno fatto la storia, partendo da un agronomo, botanico e genetista russo di grande valore, noto, tra l’altro, per aver dato il via alla prima “banca delle risorse genetiche”. Accusato di spionaggio e boicottaggio dell’agricoltura sovietica, imprigionato e condannato a morte, morì di fame in carcere, nel 1943. Riabilitato dalla corte suprema sovietica nel 1955, è il classico esempio dei rapporti, spesso conflittuali, tra scienza e ideologia (Prima puntata, continua)

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Il Km 0? Vale zero

Il localismo è un’aberrazione economica ed ecologica. Dietro vi è una grande componente ideologica ma, nonostante tale spinta, il km 0 è destinato a restare una nicchia. Le leggi dell’economia in un mercato libero non sono d’altra parte forzabili. I sindacati agricoli, pressoché parassiti del settore, lanciano il diktat del “piccolo è bello”, ma non c’è da illudersi. L’inconsistenza economica degli acquisti a “Km zero” è una realtà certa

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Già, ma allora non raccontavo bugie sul biologico italiano!

Le incongruenze del biologico italiano evidenziate nero su bianco in vari articoli apparsi su Olio Officina Magazine, ora emergono anche in Francia. Nel Paese d’Oltralpe il biologico ha superato i 2 milioni di ettari e pressoché il 10% degli agricoltori vi lavorano.  Tuttavia, vale la pena decrittare tali dati perché solo così si evidenziano criticità e contraddizioni troppo spesso taciute dalle lobby del settore e soprattutto dai media

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L’iceberg della biodinamica

Rispiritualizzare l'umanità attraverso l'agricoltura. Nei trattati sul tema, i pianeti sembrano svolgere un ruolo vitale. Rudolf Steiner avrebbe forse messo in luce influenze planetarie che sono ancora incomprese oggi? Siamo semplicemente nel mondo della magia! Come si spiega che un tale delirio sia condiviso da persone che sembrano perfettamente razionali?

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È conveniente il biologico?

Solo una sana imprenditorialità, e non certo l’ideologia, posso indurre l’agricoltore a decidere nella maniera giusta. Dalla Francia l’esempio emblematico di chi ha valutato l’opportunità o meno di aderire al biologico. Dopo attenta analisi, si evince che produrre bio costa di più e che l’agricoltore non può rinunciare a vendere il proprio prodotto più caro. Per contro, la Gdo può permettersi di attirare il cliente allettandolo con prodotti bio meno cari, perché tanto ci guadagna lo stesso, attirandolo e vendendogli altro. Il consumatore, di fatto, non è certo disposto ad acquistare a prezzi troppo elevati

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Sul biologico, tutta la verità

L’ideologia? Non sempre usa la logica. A sostenerlo è l’agronomo Alberto Guidorzi, che risponde a una lettera aperta dell’imprenditrice Francesca Petrini sulla diatriba biologico/convenzionale. Il quale scrive: a differenza dell’imprenditrice marchigiana, che dimostra di aver abbracciato in toto l’ideologia del biologico, io ho intuito subito che alla base vi erano tanti “bobos” e tanti profittatori

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Cosa significa mangiare bio

L’analisi approfondita di un fenomeno per tentare di comprendere i motivi per cui la domanda di biologico si sta sviluppando sempre più.  Le cause di tanto successo, a ben riflettere, sono da ricercare nell’ambito delle “paure alimentari”. Il consumatore è ossessionato dal reperire una nuova cultura culinaria individuale e quando pensa di averla trovata arriva un altro messaggio, che in sintesi dice: “hai sbagliato tutto”

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La moda del vino biodinamico

“Corno letame” e “corno silice”. Si riempiono le cavità di corna di vacca con del letame o con polvere di quarzo, per poi interrarle. Oggi in molti ne parlano, ma senza conoscere la realtà, con le sue molteplici contraddizioni. La ciliegina sulla torta viene dal Politecnico di Milano: una istituzione scientifica altamente qualificata fa carta straccia del proprio blasone dando voce e legittimazione a una pseudoscienza con derive eugeniste e razziste

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Il mio è “più bio” del tuo

È in corso una specie di gara, conseguenza del fatto che il “biologico” si è trasformato in una “religione”, per giunta settaria. Il mantra più gettonato è la migliore ecosostenibilità ambientale. Per darne risalto, si demonizza l’agricoltura convenzionale, senza alcuna distinzione tra cattiva e buona agricoltura. Intanto prende piede la teoria del “non fare”, o “del non fare a metà”, mentre sempre nel nome del bio, si profilanoforme di vero e proprio sfruttamento e business

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Un’agricoltura poco evangelica

L’agricoltura biodinamica è un non-metodo agricolo fondato su riti sciamanici e forze cosmiche. Eppure il quotidiano della Santa Sede, L’Osservatore Romano, ha ospitato un articolo che fa molto riflettere su come l’agricoltura, in tutti questi anni, sia stata tradita proprio da quella classe di intellettuali che dovrebbe essere più attenta a non incorrere in gravissimi errori. Sarebbe invece utile vigilare affinché non si rilancino informazioni inattendibili e non verificate

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Bio, la verità non piace

Ciò che in alcuni manca, e tra questi vi è il presidente di Federbio Carnemolla, è l’idea che si possa fare un’agricoltura professionale, ecocompatibile e benemerita verso la collettività, in quanto fornisce cibo per tutti e per tutte le borse. Si dovrebbe rendere di pubblico dominio che la certificazione bio è solo una certificazione di processo, non di risultati. Ciò che di altamente qualitativo si attribuisce al cibo biologico non ha nessuna base di verità scientifica. Resta intanto un dato di fatto inconfutabile: ai sistemi biologici è imputabile il più grande disastro moderno provocato dall’alimentazione

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Bio, meglio tardi che mai

Il decreto sulla razionalizzazione della normativa sui controlli del biologico pone molti interrogativi. Si fa largo il sospetto che i consumatori oltre a pagare carissimo ciò che hanno comprato per 23 anni, non siano stati adeguatamente tutelati. Ha senso incaricare nuovi controllori di controllare altri controllori nel loro lavoro di controllo dei controllati? Non sarebbe opportuno disfarsi di ben 18 organismi di controllo privati e averne solo uno istituzionale?

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Signori, questa è la realtà del biologico!

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Troppa ignoranza

Il giornalismo affronta i temi agricoli senza conoscerli. Manca una conoscenza della materia, come dimostra un articolo di Marco Mangano apparso sul quotidiano "La Gazzetta del Mezzogiorno", in merito alla rovinosa gaffe di Coldiretti sugli olivi Arbequina coltivati in Puglia.  Siamo a livello di veder falsata la realtà perchè se facessimo autarchia, come auspica la nota lobby agricola, ci sarebbero metà di italiani che mangia e metà che non mangia

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Il Km 0 è un bluff?

Alimentazione sostenibile e circuito corto vanno necessariamente sempre assieme? Il reperimento del cibo in un raggio di 80 km e con un solo intermediario tra produzione e consumo è davvero l’optimum? Spesso il consumatore viene fuorviato da analisi più ideologiche che obiettive e scientificamente condotte. Ecco allora una minuziosa indagine sul tema

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Le verità sottaciute del “biologico”

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Dio non rifiuta gli Ogm

Forse sorprenderà, ma la Chiesa Cattolica non è per il “senza”, ma per il “con”. La paura di avvelenarsi? È solo l’uomo che si arroga il diritto di alimentare la paura di una inventata tossicità. Vero è, però, che Dio è immortale! Alcune preziose riflessioni intorno a un recente documento ecclesiale

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Sul bio tutto tace

Alla base del “cibo biologico” vi è un grande business che suscita le mire per facili guadagni di un buon numero di operatori. L’onesto agricoltore biologico, tuttavia, sembra essere relegato in un angolo. È davvero così? Ciò che sorprende, è che intorno alla revisione del regolamento del “biologico” nell’Unione Eruropea, in Italia vige la regola del silenzio. Nessun dibattito

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Bio. Omertà e disinformazione

Il messaggio che si lascia passare, è che i prodotti che derivano da agricoltura convenzionale sono ampiamente trattati e sono pieni di residui pericolosi, mentre in biologico si tende a far credere che ciò che eventualmente si usa non è un pesticida. è proprio così? Nel settore del biologico c’è evidentemente qualcosa che non quadra. Ci sarebbe da scrivere un romanzo, sulle caratteristiche di molti prodotti che hanno lasciato residui. Un resoconto dell’Efsa, circa i residui di fitofarmaci riscontrati nei controlli praticati nell’Ue, fa riflettere

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Cibo bio, cosa c’è sotto

È ormai una gran moda parlare di cibo biologico. E va pur bene, la moda, ma che almeno i consumatori siano correttamente informati. Su tutto. Anche sul bio fasullo. Ha senso che le autorità incentivino con aiuti economici il biologico e penalizzino un’agricoltura produttiva, che, se condotta professionalmente, è altrettanto rispettosa dell’ambiente? E del conflitto di interesse degli enti certificatori, infine, se ne vuol parlare?

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L’etichettatura e i consumatori

Vi è un notevole divario tra quanto viene percepito e quanto l’etichetta dice in realtà. Sì, perché la realtà è che le etichette degli alimenti sono spesso fonte di notevoli confusioni e possono avere la deriva di far classificare i prodotti in due sole categorie: buoni e cattivi. Mentre si sa bene che la realtà è molto più sfaccettata

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Ah, il pane di una volta!

Si riaffaccia puntualmente la diatriba sul pane e torna nell’immaginario la storia del "grano antico”. C’è da chiedersi allora dove veramente inizi l’antichità e cosa si intenda con ciò. Tanti gli esempi e le similitudini con quanto si propagandava ieri rispetto a quel che si va predicando oggi. Il grano Kamut è diventato nel frattempo un remake del grano di Osiride, tramutato in business fiorente, e in una soluzione geniale per scucire soldi ai creduloni semplicemente sfruttando un reperto storico

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Le mode della pancia piena

Esiste anche un’agricoltura vegana, o vegetaliana. Da non confondere con l’alimentazione vegetariana, però. E poi c’è anche un altro neologismo in corso: il flexitariano. Non mancano nemmeno le pubblicità macabre, per carità. C'è poco da stupirsi: un agricoltore vegetaliano, di fronte a un cinghiale che stanziava nei suoi campi, lo avrebbe apostrofato così: “ puoi passare, puoi mangiare, ma non buttarmi per aria tutto…”. Siamo, insomma, nell’era degli interdetti. È la moda del momento, finché dura. Intanto, però, si mettono i bastoni tra le ruote a tutta l’agricoltura produttiva, con gran danno per tutti

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Dio ci salvi dal Gliphosate

Paura! Vengono i brividi solo a pronunciarne il nome. Resta però da chiedersi se la sua interdizione sia un vero o un falso problema. E’ veramente dannoso? Quanti ne sanno veramente qualcosa? Cosa sia e come agisca, per esempio. Sono troppe, e fantasiose, le cose lette e ascoltate al riguardo. C’è tanta impreparazione, superficialità e perfino malafede. La sua proibizione, intanto, può solo creare problemi. Anche perché gli agricoltori continuerebbero a diserbare con altri prodotti, peggiori

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L’attuale realtà agricola

Partiamo da una lettera che una ragazza francese di 21 anni ha scritto al proprio genitore: “Papà, come facciamo ad avere ancora voglia di continuare se vediamo com’è il mondo agricolo oggi? Dimmi? Ti vedo lavorare tutti i giorni senza mai lamentarti. Proviamo a trovare soluzioni nuove, ma invano”. Ecco, in Italia c’è invece chi sostiene che i giovani corrano a fare gli agricoltori. Dobbiamo crederci?

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La nebulosa di Greenpeace

E’ una multinazionale che maneggia molti soldi. Ha sede ad Amsterdam dove vi è una legislazione fiscale particolarmente favorevole. Basta guardare i suoi conti a livello mondiale per notare alcuni aspetti sorprendenti. Le deduzioni d’imposte che i donatori si assicurano vanno a gravare sugli altri cittadini contribuenti, che quindi devono sobbarcarsi il dover compensare tale trattamento di favore

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L’età della stupidità

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L’atto del mangiare nel tempo

Come ci rapportiamo con il cibo? La politica e il potere economico hanno portato avanti una progressiva apertura dei mercati, ma il consumatore non ha ancora ben capito il rapporto di causa ed effetto dei cambiamenti. Non tutti sono consapevoli che siamo giunti in un’epoca in cui industria alimentare, grande distribuzione, movimenti ambientalisti, medicina salutistica e politica stanno favorendo il proliferare di forme patologiche nei riguardi del cibo

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Una forma di dittatura

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Lobby del biologico, atto 2

C’è una crescente domanda di cibi cosiddetti “bio”. Solo che per supportare tante richieste da parte del mercato occorre sacrificare gli ideali ambientalisti che muovevano i produttori sin dall’esordio. Il nuovo “ideale” da cavalcare è lo sfruttamento economico delle nuove tendenze di consumo. La “mania” del cibo biologico fa oggi molto comodo, tanto più che si è ormai in presenza di una domanda fideistica, divenuta perfino inelastica in certe categorie di consumatori. Quanto poi sostenuto dal sottosegretario Olivero, non è degna di un eletto a gestire la cosa pubblica!

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La Coldiretti lo dovrebbe sapere

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Cibo e antiossidanti, quanto di vero?

L’effetto salutistico degli antiossidanti contenuti in certi alimenti non è fondato su solide basi scientifiche. Il “naturale”? Attrae in un modo totalmente acritico. Si può ben comprendere come sia nata tutta un’industria incentrata sugli antiossidanti. E’ tutta suggestione? Ne vogliamo discutere? O preferiamo continuare a raccontare favole dall’effetto propagandistico? Cosa sostiene in merito la scienza?

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Chi stabilisce chi mangia e chi guarda?

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Gli illusionismi del Naturale

Lo scempio che si fa di tale aggettivo deve metterci in guardia. Il consumatore viene investito sempre più da una propaganda fin troppo attraente. Occorre una maggiore tutela, individuando una specifica definizione. Per assegnare la qualifica di naturale a un cibo odierno, frutto di trasformazioni, trasporti e conservazioni di non breve tempo vogliamo non applicare le tecnologie termiche, conservative di pastorizzazione o addirittura di irradiazione? E inoltre: laddove si utilizzano diserbanti chimici o insetticidi, è possibile applicare la dizione di “naturale”?

Alberto Guidorzi


Il comandamento del biologico

Proseguono le provocazioni, ampiamente documentate, punto per punto, di Alberto Guidorzi. Ogni osservazione critica d’altra parte aiuta a farci riflettere, ed è sempre la benvenuta. Il diritto di replica è assicurato. Secondo l’autore dell’articolo, per dar manforte al proprio credo, la lobby del biologico parte da un assunto, il seguente: gli addetti del settore non si devono mai dimenticare che l’esigenza di trasparenza verso il pubblico deve sempre essere riequilibrata dal bisogno di dissimulazione. Farebbero male i consumatori di prodotti biologici a non tenere conto di questo comandamento, e in particolare chi vuol brindare con vino biologico

Alberto Guidorzi


Sul produrre bio e biodinamico

Pensiero dialettico. Alcuni modi bislacchi di fare agricoltura hanno ormai permeato la politica, i mass media (perché il solo parlarne fa audience) e il comune cittadino. Non tutti conoscono tuttavia la realtà. Ecco perciò svelato tutto quel che serve sapere in merito al mondo bio, dalla questione antiossidati alla fisica esoterica che sta alla base della biodinamica. Per ciò che concerne invece l’agricoltura convenzionale, questa è molto più ecocompatibile di quanto si creda. Il grande errore commeso in Italia’ Il non aver mai voluto creare un’agricoltura veramente professionale

Alberto Guidorzi


Le lobby del biologico

Cose da sapere. Non vi è nessuna ragione affinchè i prodotti bio siano pagati di più per presunti vantaggi ambientali. Tre anni di conversione, oltretutto, non sono per nulla sufficienti a “pulire” il terreno. I nitrati nelle falde? Ci finiscono di più solo se si fa cattiva agricoltura, e chi fa cattiva agricoltura è l’uomo, non un metodo di coltivazione. In questa visione ideologica del bio, infine, non sono nemmeno da sottacere gli evidentissimi conflitti d’interessi

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