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Interiorizzare l'eternità

Era una festa di pastori per inaugurare la nuova stagione, un tempo. Ogni capofamiglia sacrificava un agnello che veniva arrostito e consumato con pane azzimo ed erbe amare. Un rito per implorare la protezione divina. Poi venne Gesù Cristo crocifisso e veramente risorto. Oggi la Pasqua è la speranza di un destino umano aperto al futuro

Alfonso Pascale

Interiorizzare l'eternità

La Pasqua cade la prima domenica dopo la luna piena che segue l'equinozio di primavera. Nella tradizione ebraica più antica, era una festa di pastori per inaugurare la nuova stagione. Ogni capofamiglia sacrificava un agnello che veniva arrostito e consumato con pane azzimo ed erbe amare. Un rito per implorare la protezione divina. La vittima doveva essere sana e priva di difetti. E si stava attenti a non spezzarle le ossa. La speranza era che, a fronte del sacrificio di un agnello, tutti gli altri nascessero sani come quello offerto.

Dopo la liberazione del popolo ebraico dalla schiavitù del faraone, avvenuta verso il 1800-1700 a. C., la Pasqua divenne l’occasione per celebrare quell’evento. Quasi duemila anni dopo, assume la sua natura di principale festa cristiana. E questo avviene perché nella giornata precedente il plenilunio di primavera, Gesù Cristo, a Gerusalemme, viene ucciso sulla croce e, dopo tre giorni, risorge. Diviene così la ricorrenza della liberazione dalla morte, quindi della risurrezione. È il nucleo della fede cristiana. La Pasqua cristiana è la festa delle feste, e cristiano è colui che afferma: il Signore è veramente risorto.

Il cristianesimo non è, dunque, una dottrina. Esso nasce e si sviluppa da questa fondamentale proclamazione: Gesù Cristo crocifisso è veramente risorto. Il cristianesimo è l’annuncio di questo evento straordinario che rivela un’attesa costante e universale, scritta nel cuore di ogni uomo e di ogni donna.

La risurrezione di Gesù evoca la speranza di un destino umano aperto al futuro, indicandoci qualcosa di concreto che avviene qui e adesso nella indistruttibilità dei gesti che noi compiamo: gesti di pace, di amore, di perdono, di amicizia, di onestà, di libertà responsabile.

Quando noi ci dedichiamo agli altri, in quel momento stiamo attuando la Pasqua di risurrezione. In questo senso auguro a tutti noi, credenti e non credenti, una buona Pasqua. Auguro cioè a tutti noi di compiere atti positivi, socialmente rasserenanti; decisioni buone, eticamente rilevanti; scelte definitive, responsabilmente assunte. Interiorizziamo così l’eternità e appaghiamo il nostro desiderio di futuro.

 

 

La foto di apertura è di Luigi Caricato

Alfonso Pascale - 16-04-2017 - Tutti i diritti riservati

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